A Masnago In mostra due opere di proprietà dello Stato, discusse e quasi identiche Anche radiografie per risolvere il «giallo» dei San Francesco Unica cosa certa è che da oggi, al Castello di Masnago, Varese, ci sarà una mostra su Caravaggio. Per il resto, niente è sicuro. A cominciare dalle due opere in esposizione. Sì, perché uno dei due «san Francesco in meditazione » è una copia, solo l'altro è autentico. Quale? È un invito alla mostra con giallo? «Ma quale giallo ride Luisa Vodret, presidente dei Musei di Roma e restauratrice di entrambe le tele l'autentico è quello ritrovato quarant'anni fa nella chiesa di San Pietro di Carpineto romano». «Non è del tutto esatto, non è certo ribatte Ruggero Dimiccoli, curatore della mostra Caravaggio? L'enigma dei due san Francesco . Sebbene accurate, le prove a sostegno della tela di Carpineto sono insufficienti e in tanti sono convinti che il 'vero' sia quello della chiesa dei Padri Cappuccini a Roma». Tutta la storia comincia nel 1968, quando, alla rivoluzione dei costumi, in quel di Carpineto si affianca un'altra rivoluzione. Caravaggesca. Appeso come se niente fosse in una parete di una chiesetta di periferia, la studiosa Luisa Brugnoli scopre una tela che, senza dubbio, riconduce al Merisi. Identica a quel san Francesco in meditazione che da oltre quattro secoli viene ammirato a Roma. La macchina degli esperti si mette in moto e a Masnago vedremo questo: la delicata ricostruzione dell'originalità in un'opera. «Videointerviste ai restauratori, documenti, film. Vi spiegheremo come si riconosce la paternità di un quadro», dice Dimiccoli. Quando ci si arriva. Non sempre. Per i «pro-Cappuccini» (da Roberto Longhi, morto nel 1970, a Keith Christiansen, curatore dell'arte Europea al Mo-Ma di New York) non ci sono dubbi: il tocco, il gioco di luce, le fattezze della figura del «primo » san Francesco sono di Caravaggio. Per i «pro-Carpineto » (dalla stessa Brugnoli, alla Vodret, passando per Maurizio Calvesi) parlano i cosiddetti «pentimenti», gli schizzi preparatori trovati sotto la stesura («Un copista non fa disegni preliminari», dice Vodret. «Non è detto», ribatte Dimiccoli) e la pennellata, tipica del Caravaggio, che parte dalle ombre per disegnare le luci. Ciò che conta, sottolineano i curatori, è divertirsi a indovinare. Qual è il quadro autentico? Ecco il gioco: in mostra, accanto ai dipinti, i risultati delle radiografie su entrambi (su quello di Carpineto è visibile un disegno diverso della mano che regge il teschio), il racconto dei restauratori e la proiezione dello sceneggiato Rai su Caravaggio con Alessio Boni. «La vita stessa del Merisi fu uno spettacolo », dice Dimiccoli. «Tra una fuga e l'altra, crea più di un problema nell'attribuzione delle tele». Lui spesso faceva due copie identiche dello stesso quadro, come la «Cena di Emmaus», il cui giallo è stato risolto. Aveva bisogno di soldi, tutto qui. La Vodret ammette: «Io sono pro-Cappuccini, ma le racconto questo: nel '99 ho curato un'esposizione dei due dipinti a Roma. Tolto ogni riferimento ho invitato il pubblico a indovinare l'autentico. L'80 ha indicato il vero Caravaggio in quello di Carpineto. Sono convinta sia una copia, ma tra i due è il più bello». Roberta Scorranese