Beni culturali: ricchezza da sfruttare per rilanciare l'economia Roma, 6 nov (Velino) - Nel settore del turismo e in quello della cultura l'Italia ha perso da tempo il ruolo di paese leader e rischia di scivolare ancora più indietro in posizioni di rincalzo. È l'allarme lanciato ieri nel corso del convegno "Cultura, Turismo e Mercato. Il patrimonio artistico: motore dello sviluppo del sistema Italia" che si è tenuto a Roma nella sede del Cnel. "La nostra supremazia resta ormai sulla carta perché non c'è più un adeguato ritorno economico" ha spiegato Mario Resca, presidente dì Confimprese e direttore generale per la Valorizzazione del patrimonio culturale del Mibac, il quale ha evidenziato come alla cultura lo Stato destini risorse pari solo allo 0,2 per cento della spesa pubblica annuale. Un Paese come il nostro che detiene il 70 per cento del patrimonio artistico deve saper trasformare questa ricchezza "nel motore dello sviluppo del sistema Italia - ha affermato Resca- soprattutto in un momento di crisi economica internazionale come quella attuale". Nel corso dell'incontro è stato presentata l'indagine condotta da Bain Company sulla competitività dei musei italiani. Se il Louvre accoglie annualmente 8,5 milioni di visitatori e il British Museum 5,9, gli Uffizi solo 1,5 mln, classificandosi così, miglior piazzamento tra quelli italiani, al 23esimo posto tra i musei più visitati. Di conseguenza anche i ricavi da bookshop e punti ristoro sono bassissimi: gli Uffizi incassano 3,8 euro per visitatore contro i 14,2 del Metropolitan; Pompei addirittura solo 0,3 euro. Il dato positivo è che il turismo culturale nel nostro Paese è passato dal 16 al 43 per cento nel giro di quindici anni. Ragione in più, ha rilevato Resca, "per investire nella cultura, come ha fatto la Spagna: dopo l'ampliamento, il Prado è passato da 1,8 a 2,5 milioni di visitatori all'anno". Ma è l'intero sistema dei servizi aggiuntivi offerti dai siti culturali che va trasformato. "È da migliorare l'accoglienza dei turisti ha sottolineato il direttore generale per la Valorizzazione del patrimonio culturale offrendo segnaletica agevolata, servizi igienici puliti, guardaroba, ristoranti e bar di qualità, variegate possibilità di pagamento con carte di credito e via web, collaborazioni con i tour operator e gli alberghi". Servono, insomma, più investimenti e maggiore iniziativa privata che va attratta con gli incentivi fiscali, ha aggiunto Resca. Anche il presidente del Cnel, Antonio Marzano, non ha nascosto la propria preoccupazione intorno la situazione del settore turistico-culturale. "Gli Stati Uniti ha rilevato - hanno un ritorno commerciale superiore di 16 volte a quello dell'Italia, ma hanno la metà del patrimonio Unesco del nostro Paese". E se il peso dell'industria turistica italiana sul Pil è solo del 13 per cento contro la media europea del 14 per cento, in Spagna vale oltre un quinto dell'economia: il 21 per cento del Pil. (gat)