sono 500, tutti diversi. Ora ci sono le regole, ma cambieranno Sono esplosi in pochi anni, lasciando di stucco gli uffici comunali. Dopo una crescita smodata, Palazzo Vecchio aveva provato a metterci una pezza, o meglio, a far togliere teloni e sedie di plastica per avere una situazione un po' più uniforme. La strada dei dehors è però più travagliata di quanto si potesse pensare. La data per mettersi in regola è alle porte, ma solo un esercente su cinque lo ha già fatto. Il 15 novembre scadono i termini per presentare i progetti di messa a norma dei dehors di tutta la città, chiamati a rispettare le regole, introdotte dall'ex assessore Silvano Gori: un po' di ordine tra tavolini, ombrelloni e pedane. Ma almeno 400 esercenti sono ancora in stand by. Forse in attesa dell'ultimo minuto per depositare rendering e documenti. Forse perché norme e divieti potrebbero già cambiare nelle prossime settimane. Sono circa 500 i dehors in città. Più della metà dentro la cerchia dei viali. Una esplosione, quella di pedane e tavolini, arrivata negli ultimi anni: ad alimentarla, oltre ad un cambiamento degli stili di vita, anche il divieto di fumo nei locali. Una esplosione, appunto, che ha colto impreparati gli uffici comunali: fino all'approvazione del regolamento, i casi venivano valutati uno per uno con una discrezionalità (dicono gli operatori) abbastanza evidente. Valevano praticamente solo le misure di sicurezza stradale, ma con deroghe tipiche di una città storica (ancora discrezionalità). E ognuno, poi, utilizzava gli arredi che voleva. Nel giugno scorso l'arrivo del regolamento: Gori ha imposto una serie di paletti su materiali, stile, colori e dimensioni delle strutture esterne. Non a caso, sono stati proprio questi locali a richiedere la maggior parte dei finanziamenti anticrisi predisposti dal Comune di Firenze per adeguare pedane e tavolini. Evidentemente, qualcosa non ha funzionato se solo uno su cinque ha presentato un progetto per mettersi in regola. La nuova giunta Renzi ha posto una proroga, dopo le proteste delle associazioni di categoria e l'intervento della commissione sviluppo economico guidata da Enrico Bertini (Pd): non è necessario completare la ristrutturazione entro il 15, ha deciso l'amministrazione sotto impulso del vicesindaco Dario Nardella, basta presentare un progetto che rispetti le nuove norme. Così, si guadagnano altri due mesi di tempo, per realizzare la nuova struttura. Nel regolamento di Gori si teneva conto quasi di tutto. Dal divieto di installare fioriere alle tonalità da usare per le strutture: ecrù per i teloni di copertura, grigio ghisa o grigio-verde (bronzo) per le parti in acciaio delle strutture ombreggianti, naturali se si usano materiali di pregio. Poi le distanze: deve sempre essere lasciata libera una corsia carrabile di almeno 3,5 metri, pedane e dehors devono essere attaccati agli edifici o, se impossibile, lasciare uno spazio di 1,5 metri, con una profondità massima 6 metri che nelle strade pedonali si riduce a tre metri. E nessun divanetto attaccato alla struttura, solo sedie e poltrone «autonome». Queste le regole delle aree pedonali, che cambiano nelle strade normali, nei controviali e persino nei portici. Anche gli ombrelloni devono avere una dimensione minima (2,5 metri) e massima (4 metri), obbligatoriamente quadrati o rettangolari. Le tende devono essere alte minimo 2,20 metri, senza «mantovana» (che siano a pantalera, cioè fissate alla facciata, oppure a braccio), le strutture fisse alte almeno 2,20 metri, idem per i gazebo. Poi, ci sono alcune strade in cui è vietato assolutamente installare dehors (da Borgo Albizi a via Maggio, da ponte Vecchio a via del Corso, in totale sono 21 in centro) e cinque piazze «particolari», nelle quali va presentato un progetto unitario che renda omogenee tutte le strutture. Ne erano stati fatti già due, per piazza della Signoria e piazza della Repubblica. Ma ora sono fermi: «Uno stop tecnico giura Marco Michelassi, esercente che ha fatto da punto di riferimento per i colleghi delle due piazze per l'attuazione del piano C'è bisogno di un approfondimento della soprintendenza. Ma vedo vicina una soluzione positiva». Un caso unico? Non sembra. Alessandra Marino, la nuova soprintendente ai beni architettonici, ambientali e paesaggistici, si è già fatta avanti con il Comune: e un suo intervento sul settore è atteso nei prossimi giorni. Non è un segreto che, proprio poche settimane prima di arrivare a Firenze, si stesse occupando della stessa questione anche a Bologna. Le novità però non finiscono qua. La commissione sviluppo economico aveva approvato, nelle scorse settimane, un atto di indirizzo alla giunta per modificare il regolamento. Ma, essendo ancora in vigore il precedente, i progetti presentati sono stati redatti con le norme e i divieti presenti. Dovranno essere cambiati? Di note e commenti ufficiali da parte del Comune non ce ne sono. Ma di rumors parecchi. E parlano la lingua di Bertini, che aveva anticipato che le misure di salvaguardia potevano cambiare: per esempio, se il marciapiede è più stretto di un metro e mezzo, si vuole dare la possibilità di recuperare lo spazio attraverso la stessa pedana. O gli ombrelloni, consentiti anche più piccoli delle misure indicate dal regolamento di Gori. Non solo: il divieto di dehors per gelaterie e «somministrazioni » (cioè alimentari o pizzerie al taglio), introdotto da Gori, potrebbe sparire. Ancora, tra le ipotesi di modifica era stato ipotizzato anche il ritorno delle fioriere, prima vietate dall'ex assessore. E persino il divieto di usare i «funghi», cioè i sistemi di riscaldamento invernali, sarebbe stato tolto. Una contro-rivoluzione, insomma. Ma l'incertezza è adesso sul ruolo della soprintendenza: se, come pare, vuole dire la sua, allora potrebbe chiedere parametri e caratteristiche diverse o (come succede già adesso per gli ambiti unitari, cioè le piazze più significative) introdurre un proprio «via libera» ai progetti. Marzio Fatucchi
FIRENZE - DEHORS - Seduto (fuori) in quei caffé. Ognuno fatto a modo suo
La città di Firenze ha 500 dehors, ma solo uno su cinque ha presentato un progetto per mettersi in regola con le nuove norme. Il regolamento, introdotto dall'ex assessore Silvano Gori, impone regole su materiali, stile, colori e dimensioni delle strutture esterne. La giunta Renzi ha deciso di prorogare la scadenza, che era prevista per il 15 novembre, e ha chiesto ai progettisti di presentare un progetto che rispetti le nuove norme. La soprintendente ai beni architettonici, ambientali e paesaggistici, Alessandra Marino, si è fatta avanti con il Comune per affrontare il settore.
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