La storia Palazzo Reale trasformato in suk e ogni domenica c'è l'assalto dei parcheggiatori abusivi. Chiusa l'ala da poco ristrutturata Caserta, la protesta del presidente di Confindustria Assotravel CASERTA Il complesso vanvitelliano si è visto assegnare di recente una onorificenza da esibire nei depliants come una ulteriore «certificazione di magnificenza » per il Parco più bello d'Italia. L'orgoglio di Caserta ne esce ingigantito, il distintivo è da mettere al bavero. Tranne a nasconderlo quando piovono addosso al complesso monumen-tale, cioè a chi ne gestisce la conservazione, la manutenzione e l'organizzazione di visita, randellate come quelle sottoscritte in una lettera inviata ai quotidiani da un visitatore da definirsi speciale per cultura e competenza nel settore turistico. Cesare Foà, presidente di Confindustria Assotravel e titolare di una nota agenzia turistica di Napoli, la scorsa domenica è venuto da visitatore alla Reggia e al Parco, doveva far da «cicerone» alla figlia in un complesso che certamente conosce. Ma ha finito col dividere con la figliola sgomento e delusione e riassumere in una lettera sin troppo educatamente contenuta, i disagi affrontati. Le segnalazioni meritano provvedimenti da adottare «a vista» (e far rispettare costantemente e non saltuariamente) da chi della Reggia e del Parco ha responsabilità gestionale ed anche da chi ne ha per la città. La Reggia, quindi, e i mali di cui soffre da sempre, macchie che ne sporcano la fedina turistica, che vengono riportate da visitatore a visitatore, che sono poi quella categoria che per vari altri motivi non si riesce a trasformare in turisti stanziali in una Caserta che oltre alla reggia ha anche altre monumentalità degne di visita. Cesare Foà ha messo il dito sul «benvenuto» dei soliti abusivi domenicali che pretendono ben cinque euro per la sosta nelle strisce di viale Dohuet, tra l'incrocio di viale Ellittico e l'accesso ai Campetti, un varco lasciato incompiuto, un neo che rovina la bellezza della piazza. Nei giorni feriali si pagano «grattini» ai sorveglianti convenzionati, nei giorni festivi campo libero agli abusivi che andrebbero perseguitati con controlli ricorrenti da polizia urbana e forze dell'ordine. Non guasterebbe anche segnalare meglio il parcheggio interrato di piazza Carlo III. Facile? Evidentemente no, perché gli arroganti questuanti sono sempre là. La visita alla reggia, un trauma per Cesare Foà che per essere conterraneo che ha riempito di parecchia indulgenza il calamaio delle lamentele. Nell'ordine: la segnaletica turistica non riflettente la realtà dei luoghi e dei servizi indicati; il motocross nei cortili e l'andirivieni di auto nel parco da parte di personale di custodia; il suk di venditori di pubblicazioni turistiche e chincaglierie, banchetti stabili e ambulanti anche di extracomunitari; approssimazione nella organizzazione dei percorsi su autobus. E' il solito rosario che recitiamo per la serie dei 'misteri dolorosi' da decenni. Cambiano i sovrintendenti (che peraltro hanno anche altri siti monumentali cui pensare), i direttori (che soltanto alla reggia dovrebbero dedicarsi), i prefetti (per la parte che riguarda l'ordine pubblico), i sindaci (per le competenze sul territorio che circonda la reggia), gli amministratori dell'Ept (che più che girare per competenza le lamentele non possono fare) ma la situazione come quella descritta dal presidente di Assotravel resta invariata, se non aggravata, da decenni. Hai voglia a organizzare i 'Percorsi di luce' che sono una magnificenza, a inorgoglirti per l'etichetta di 'parco più bello d'Italia', a contare le migliaia di visitatori: la reggia questa è e questa rimane. Mai sentito di un sovrintendente che, letta una relazione di un direttore, abbia partecipato al ministero dei Beni culturali l'urgenza di ristorno più congruo di fondi per la manutenzione, per dotare i custodi di divise (oggi, in bermuda d'estate e in giubboni d'inverno, nessuno li riconosce), per consentire la riapertura al pubblico del Museo dell'Opera vergognosamente negato alla fruizione di visitatori che cercano cultura e non soltanto la 'scampagnata'. Nei sotterranei il cui recupero e allestimento costò miliardi di lire, c'è la storia della costruzione della reggia, i modellini in scala, tele e opere d'arte che nei piani superiori non trovano spazio. E c'è anche il calco del viso di Luigi Vanvitelli sul letto di morte. Scomparse le ossa dalla sepoltura in Casagiove (due minuscoli frammenti 'riposano' a Chieti nell'istituto che ne avrebbe dovuto verificare l'appartenenza all'architetto della Real Casa), almeno il calco del viso lo si potrebbe mostrare. Ma anche questo è chiedere troppo.