Il premio Nobel Dario Fo attacca la soprintendente di Brera Bandera: «Se non riesce a coinvolgere i giovani, allora significa che ha fallito nel suo ruolo». E poi: «La sfido a visitare il museo con me». E comunque «la Bandera è troppo nervosa. Si fumi uno spinello con i ragazzi». La polemica Il premio Nobel attacca Sandrina Bandera. «Se non riesce a coinvolgere i giovani, significa che ha fallito nel suo ruolo» Fo: la soprintendente rispetti gli studenti «La sfido a visitare Brera con me. È troppo nervosa, si fumi uno spinello assieme ai ragazzi» ---------------------- Allora Fo, che risponde alla soprintendente Bandera che per convincerla della bontà delle sue tesi - trasferire l'Accademia per far spazio a una grande Brera - la invita a visitare la Pinacoteca? «Che accetto benvolentieri. Anzi, le lancio una sfida: facciamo insieme il giro della Pinacoteca, scortati da rispettivi testimoni, e vediamo alla fine chi ne sa di più. Io non credo che lei la conosca meglio di me. La signora è in carica da circa un anno, io in quelle sale ci sono tornato durante tutta la mia vita. Le considero un po' casa mia. La prima volta che ci sono entrato avevo 14 anni. Prima allievo dell'Accademia, poi amico dei grandi artisti che lì insegnarono, poi a mia volta chiamato tante volte per tenere conferenze, incontri con i giovani...» Quali giovani? La soprintendente sostiene che i ragazzi, gli studenti dell'Accademia in primis, lì dentro non ci mettono mai piede, che non gliene importa nulla. «Se così fosse dovrebbe solo guardarsi allo specchio e chiedersi dove ha sbagliato. Perché se proprio quei giovani arrivati lì per amore dell'arte sfuggissero ai capolavori della pittura e della scultura che hanno a fianco vorrebbe dire che qualcosa non va. Che non si sa trovare il modo per coinvolgerli, che si ha fallito nel proprio ruolo: far sì che un'istituzione così importante resti viva e vitale. Quand'ero studente io, a Brera arrivavano a insegnare artisti straordinari. Si faceva la coda per andarli a sentire, per guardare, guidati dai loro occhi, i capolavori del passato. Che non devono diventare solo oggetti da museo ma continuare a parlare alle nuove generazioni, aiutare a formare gli artisti di domani. Del resto, ogni volta che sono tornato alla Pinacoteca, i giovani c'erano sempre, eccome». Quale il segreto per farli arrivare? «Trattarli da persone intelligenti e curiose quali sono e non da sfaticati brutti sporchi e cattivi come li vede la nostra soprintendente. Interessarli con proposte capaci di stimolarli. Come quando abbiamo lavorato insieme, io e gli allievi dell'Accademia, a una mostra itinerante sulle stragi in Italia. Creatività e passione, una formula che funziona». Bandera mette in campo anche i numeri. Dice che 4.000 studenti sono troppi, che gli spazi scoppiano, che le sale storiche servono per far crescere la Pinacoteca, farla diventare il nostro Louvre. «Perché copiare gli altri? Il Louvre è il Louvre, Brera è Brera. La sua straordinaria Pinacoteca è nata 'a seguito' dell'Accademia. La nostra specificità, quello che ci rende unici nel mondo, è proprio questo. Un complesso sorto per formare nuovi artisti a cui si sono aggiunti, a compendio, una raccolta di opere d'arte e una magnifica Biblioteca. Adesso si è deciso di stravolgere tutto, di cacciare l'Accademia chissà dove e metter in primo piano la Pinacoteca. Un ribaltamento dettato a mio parere più che da ragioni artistiche, di tutela e valorizzazione del patrimonio, da ragioni mercantili. Si buttano fuori gli studenti non per far posto ai quadri ma a ristoranti, caffetterie, shop...». Alla fine, tra le ragioni addotte dalla soprintendente, anche un fatto estetico. Sostiene Bandera, che tutti quei giovanotti malconci, che bivaccano tra scale e cortili, magari portandosi dietro cani e fumando spinelli, non fanno decoro. «Questo poi, tra i vari argomenti, mi pare il peggiore di tutti. Cercare di far passare per drogati e fannulloni dei ragazzi solo per l'aspetto è razzismo, è denigrazione di bassa lega. Mi meraviglio che una donna come lei spari certi giudizi su degli studenti che potrebbero essere suoi figli. Quanto ai cani, non mi sembra siano frequentatori accaniti, ma anche se ne passasse qualcuno non credo che sarebbe uno sfregio alla sacralità del luogo. Gli artisti li hanno sempre amati molto e molto spesso ritratti. Insomma, le ragioni della soprintendente mi paiono deboli. Forse Bandera è troppo tesa. In tal caso le consiglio di imitare per una volta i tanto vituperati studenti. Si faccia anche lei uno spinello. Si rilassi un attimo».
MILANO - BRERA - Fo: Brera, gli studenti vanno capiti. La Bandera venga con me al museo
Il premio Nobel Dario Fo attacca la soprintendente di Brera Bandera, accusandola di aver fallito nel suo ruolo di coinvolgere i giovani. Fo sfida Bandera a visitare la Pinacoteca con lui, per dimostrare che i giovani sono sempre presenti e che la soprintendente non li conosce. Fo critica la decisione di Bandera di trasferire l'Accademia per far spazio alla Pinacoteca, considerandola un errore e una copia del Louvre. Fo sostiene che la Pinacoteca è unica e che la sua straordinaria collezione di opere d'arte e la Biblioteca sono state create per formare nuovi artisti, non solo per essere esposte.
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