È dunque finito il ballo del mattone? Già, perché, diciamoci la verità, quello intorno al "nuovo stadio" è in realtà un gran ballo del mattone. Il calcio, la Uefa, i tifosi, sono solo il paravento per tentare una redditizia operazione immobiliare. Ci aveva provato Cazzola con Romilia, ma gli andò male. E Renzo Menarini ha mostrato di occuparsi più di mattoni che di attaccanti. Anzi, non si fa peccato a pensare che la scelta di accollarsi la grana rossoblù sia stata motivata proprio dallidea di costruire attorno alla società sportiva, e grazie alla società sportiva, quell "ipotesi di programma urbanistico comprensiva del nuovo stadio" di cui si parla nel comunicato diffuso ieri al termine dellincontro con la Figc. Legittimo per uno che di mestiere fa il costruttore, ma il calcio, i tifosi, la fede rossoblù, sembrano entrarci davvero poco. Che Bologna abbia assoluto bisogno di un nuovo impianto è un assioma discutibile. La squadra veleggia nelle parti basse della classifica, lanno scorso si è salvata per un miracolo e i tanto sbandierati disagi per gli abitanti dellarea attorno al DallAra sono andati via via calando con la diminuzione degli spettatori e, soprattutto, dei tifosi delle squadre ospiti. Cè insomma davvero bisogno di uno stadio nuovo? Se proprio se ne sente la necessità parliamone pure, ma con serietà, perché altrimenti si rafforza il sospetto che larena sportiva sia solo il grimaldello per costruire un grande centro commerciale con un po di belle villette intorno. Ed è un sospetto indotto anche dal gran movimento che sè visto in questi giorni sullipotesi di utilizzare per quellambizioso "programma urbanistico" le aree, private e pubbliche, a nord della fiera. "È la zona ideale", sè lasciato scappar detto il presidente di Legacoop, Giampiero Calzolari. "Il progetto ce lho già, basta aggiungerci lo stadio" ha commentato semplificando un po limmobiliarista Casale, che possiede gran parte dei terreni tra la fiera e il Parco Nord. "Lidea non è male" ha chiosato il presidente della Fondazione Carisbo e della Fiera Fabio Roversi Monaco, "nel caso la prenderemo in seria considerazione". Persino il vescovo sè speso per dire che del nuovo stadio cè proprio bisogno, ma Renzo Menarini, che non è mai apparso molto disponibile a dividere la torta con altri, ha fatto sapere che il piano giusto è il suo. Sia come sia, tutti stanno a dibattere sul nuovo stadio, ma intanto pensano ai tanti bei metri cubi di spazi commerciali e residenziali annessi. Per fortuna Comune e Provincia ieri hanno gelato gli entusiasmi, appellandosi allinteresse pubblico che, comè noto, non sempre coincide con quello privato. Ma ci sono due paroline nel comunicato diffuso al termine del vertice in Comune che inquietano un po: "ad oggi". Comune, Provincia e Menarini dicono che "ad oggi" non si può individuare un ambito idoneo ove collocare questa idea meravigliosa. Ma domani? Un fatto è certo: per realizzare "il programma urbanistico comprensivo del nuovo stadio" a nord della fiera, o più in là nella Bassa, servono comunque pesanti modifiche della programmazione urbanistica e commerciale. Nulla è immutabile, per carità. Limportante è che in quello che assume sempre più le caratteristiche di un gran ballo del mattone, lorizzonte resti sempre linteresse pubblico. E, francamente, nelle discussioni "ad oggi" si fa un po fatica a intravvederlo.