In attesa dei due grandi Forum internazionali che proietteranno Napoli nel circuito mondiale della scienza (2012) e delle culture (2013), i suoi abitanti sembrano voler da subito esserne apprestati. La parola dordine, giorno dopo giorno, è partecipazione. Non che sul piano antropologico essi si siano mai negati alle piazze e agli stadi, né su quello individuale e urbanistico, la sua demografia avendo talvolta oltrepassato le pur alte punte concentrazionarie del pianeta. Ma questa volta lindulgere al ritrovarsi e al parteggiare viene da molto vicino, da quel senso di disorientamento politico ed economico che la città sta patendo da alcuni anni a questa parte. Al progressivo depauperamento occupazionale (centomila posti perduti negli ultimi due decenni, quasi pari alla metà della popolazione interessata) ha fatto seguito nellultimo lustro un proporzionale caos culturale, giudiziaria e morale nella politica e nelle istituzioni. Perdere la bussola fra questi due fuochi più che naturale appare quasi ineluttabile. A dare la sveglia cè già chi persegue una linea di pensiero che fa riferimento a Aldo Masullo, forse il più lucido maître à penser e lintellettuale più prestato alla politica nazionale ed europea della città, autore di un kennedyano "Ricomincio da me", e non da tre come proponeva Massimo Troisi. Proprio questi giorni di ottobre ci stanno scodellando, fra i tanti, tre esempi di questa pratica delladesione collettiva che lasciano intravedere più duna speranza per il futuro. Che cosa fare? Riunirsi intorno a uno o più focolari. La Fondazione Premio Napoli sta chiamando a viva voce il popolo di Pizzofalcone, da Monte di Dio a Monte Echia fino al porticato di San Francesco di Paola, per incontri, dibattiti e letture. E che sta facendo il Mercadante con il San Ferdinando, nel tendere a una migliore democrazia attraverso la scena? E che dire poi del guardarsi nello specchio della propria storia che ogni settimana richiama allAuditorium della Rai un pubblico trasversale?