Dopo il no della Provincia e il tramonto del Parco Nord, lofferta dellimmobiliarista: "Prendo il 40 della società" "Se Menarini mi chiama gli regalo un quarto della mia proprietà" La Rabbia, Renzo Menarini, se la tiene per sé. «Sono in silenzio stampa» dice il Geometra che lega le ultime speranze di un nuovo stadio a due parole del comunicato firmato con il Sindaco e con la presidente della Provincia: «ad oggi». Ad oggi non cè unarea su cui far atterrare il DallAra del ventunesimo secolo e con esso il futuro del Bologna dei Menarini. Ma ci sono ancora due mesi (fino al 15 gennaio) per trovarla. A Bentivoglio-Funo-Argelato i sindaci hanno alzato le barricate, lo stadio non lo vogliono. Al Parco Nord, su terreno pubblico, non si può. Resta lidea dellattivissimo Vittorio Casale, re dellimmobiliare, patron di Operae, grande amico di Gianni Consorte, proprietario al 100 di unarea gigantesca, 170 ettari, lungo via Stalingrado, tra via Michelino e lautostrada. Casale fa ponti doro a Menarini. «Gli ho offerto di comprare il 30-40 delle azioni del Bologna», rivela. «E sono pronto a dargli il 25 dellarea per lo stadio, senza chiedere una lira». Filantropia? Beneficenza? «Ho un progetto straordinario - giura lui - e la città non può rifiutarlo». Lo ricordate Casale? Lo avevamo lasciato un anno e mezzo fa, mentre stava per gettare la spugna. Dopo i ripetuti niet della giunta Cofferati a costruire su quellarea, aveva deciso di vendere il suo 50 ai soci di Aedes. Le cose però andarono diversamente: Aedes si trovò in difficoltà e il quarantottenne imprenditore bolognese, nato a Parma, che ha costruito a Roma un impero immobiliare, si comprò tutto. Ora lostracismo nei suoi confronti sembra finito. E il magnate del mattone ha deciso di giocare su tutti i tavoli che contano la partita della sua «Bologna Due». Incontra i vertici delle istituzioni, la famiglia Menarini e il direttore generale Pier Giovanni Ricci. Propone affari a Comune, Regione, Fiera, fondazioni bancarie, Unipol, Ccc e soprattutto a Menarini. Pensa che si possa fare «un fondo aperto di diritto italiano» che costruisca lo stadio, dia soldi al Bologna, realizzi case in affitto, residenze per ricercatori del vicino nascente tecnopolo, teatri, spazi per la musica, un outlet notturno. Unoperazione da 300 milioni di euro. E alla fine a guadagnarci sarebbero tutti. Sembra una favola. Ma perché si avveri, Casale deve superare due ostacoli. Primo, il suo nome divide il mondo Coop: fu lui a comprare dallUnipol di Consorte 133 immobili sui quali si sono scontrati in tribunale il vecchio presidente e i nuovi dirigenti. Secondo, quellarea è destinata ad espansione dei servizi fieristici: per costruire serve un cambio di destinazione duso. «E unarea strategica, prima o poi verrà inserita tra quelle subito edificabili - risponde il signore delle aree - certo, con lo stadio linserimento nel Poc (lo strumento di attuazione degli interventi urbanistici -ndr) potrebbe avvenire a gennaio, anziché tra qualche anno. Io posso aspettare, il mio piano sta in piedi anche senza larena. Ma se il Geometra ha fretta...». E a gennaio le speranze di Menarini e i mega-progetti di Casale potrebbero incrociarsi.