L'avvocato Taormina prepara una denuncia sulla vendita del Cantiere «Farò nomi cognomi e cifre» E accusa Authority, Azimut Benetti e amministrazione controllata dell'Orlando «L'inchiesta giudiziaria sui bacini è una buona cosa ma non ci soddisfa pienamente. Noi vogliamo che si indaghi su tutta l'operazione Porta a Mare e perciò presenteremo, entro 10-15 giorni, una denuncia con nomi cognomi e fatti». Taormina, l'avvocato del caso Cogne, assiste i riparatori navali nell'inchiesta della Procura sul bacino di carenaggio, consegnato nel 2003 ad Azimut Benetti e oggi inagibile. Il consulente del sostituto procuratore Mannucci ha ravvisato sia responsabilità dell'Autorità Portuale, proprietaria del bene, che di Benetti. Metodo Taormina. L'inchiesta giudiziaria è a uno snodo delicato ed è prossima alla conclusione. Anche per questo i riparatori navali, che presentarono l'esposto nel luglio 2008, vogliono tenere alta l'attenzione sull'argomento. E per raggiungere l'obiettivo hanno ingaggiato un legale che come pochi altri sa usare la leva mediatico-giudiziaria (con esiti finali non sempre a lui favorevoli). Che cerca la ribalta e la inserisce appieno nella propria strategia difensiva o accusatoria. Fatta spesso di tentativi di giocare al rialzo nelle accuse. Come in questo caso, con la scelta di tentare di rimettere in discussione addirittura tutta l'operazione che portò al salvataggio del cantiere. Vendita o svendita. «Credo che sia necessario rimettere le mani nell'amministrazione controllata che nel 2003 ha venduto il Cantiere ad Azimut per 50 milioni» dice infatti Taormina, anticipando le prossime mosse. «Le amministrazioni controllate - prosegue - servono principalmente a conservare i beni mentre, dopo aver studiato le carte, sono giunto alla conclusione che nel nostro caso l'obiettivo primario è stato quello di disfarsi del patrimonio della Fratelli Orlando». Secondo Taormina non c'è stata una vendita ma una svendita. Due gli argomenti del legale dei riparatori. Il primo: «perchè l'amministrazione controllata ha venduto i beni della Fratelli Orlando e non l'azienda? E' chiaro che vendere l'azienda avrebbe comportato l'acquisizione di un'entrata molto più alta rispetto alla somma incassata». Poco importa, a Taormina, se il Cantiere Orlando al momento della vendita era in stato prefallimentare, con un valore di avviamento probabilmente risibile; se produceva ingenti perdite anziché utili; se non c'era assolutamente questo interesse ad acquistarlo. «A tutela anche dei creditori, che hanno rinunciato a buona parte del credito, si doveva vendere l'azienda avviamento compreso. Vendere solo i beni, come è stato fatto, può risultare un metodo per far comprare le cose essenziali a un prezzo di gran lunga inferiore». Concessioni dubbie. Acquisendo solo i beni, secondo Taormina, Azimut Benetti non avrebbe potuto subentrare nelle concessioni intestate al Cantiere Orlando relative all'area demaniale (85mila mq tra molo mediceo e bacini), come invece poi è successo. «L'Autorità Portuale dovrà spiegare questa stranezza», dice Taormina, «mentre l'amministrazione controllata dovrà spiegare perchè ha venduto direttamente ad Azimut e non ha fatto una gara». Ma anche non considerando l'avviamento e l'azienda e limitandosi alla sola valutazione dei beni immobili e mobili - secondo Taormina - «la cifra pagata è modesta. La cosa è inquietante se si considera che il prezzo in questione fu stabilito con una perizia disposta dal giudice delegato e da egli controllata nella sua congruità». Perizia a cui i riparatori navali, oggi, rispondono con una loro consulenza «che allegheremo alla denuncia e in base alla quale il valore di transazione del Cantiere doveva essere almeno 3 volte tanto». Il ruolo dell'Authority. La guerra dei riparatori si allarga, dunque, e arriva a coinvolgere tutta l'operazione Porta a Mare. «Lo smantellamento del bacino - dice Taormina - rientra in un disegno più complessivo che parte con la vendita sottocosto del Cantiere e si traduce in una speculazione edilizia in cui qualcuno ha guadagnato e altri hanno perso». Per il legale dei riparatori, «il degrado di bacini e banchine è avvenuto nell'assoluta indifferenza dell'Autorità Portuale, che non solo ha omesso atti propri del suo ufficio, ma dovrà spiegare se questa sistematica omissione risponda a un disegno di modificazione di fatto della destinazione d'uso delle aree». Di più: Taormina chiede di sapere che «fine hanno fatto i soldi stanziati nel 2005 per le attività dei riparatori», 8 milioni di euro che avrebbero dovuto servire alla manutenzione straordinaria del bacino. Soldi, ricorda, di cui l'Authority sembra essersi dimenticata per anni salvo poi rimetterli nel piano delle opere 2010. «Perchè non li ha spesi? Perchè ha permesso che non venissero effettuate quelle manutenzioni rendendo inservibili bacini e banchine?» Quel filo rosso. Taormina ricorda quanto ha detto il consulente del pm, Culla, che ipotizza un dolo nella dismissione del bacino al fine di favorire la modifica della destinazione urbanistica. «Le concessioni rilasciate dal Comune sulla Porta a Mare - afferma - si coniugano molto bene con un intenzionale e ormai conseguito degrado delle banchine e dei bacini utilizzabili dai riparatori». Nel perfezionamento dell'operazione, con la vendita dell'area alla Igd delle cooperative, Taormina intravede quel "filo rosso" già ipotizzato da Marco Taradash durante la scorsa campagna elettorale. «Un filo rosso che lega il Comune alla cooperativa e all'Autorità Portuale».
TERRITORIO. CEMENTO - LIVORNO. E ora indagate su Porta a Mare
L'avvocato Taormina sta preparando una denuncia contro l'Authority Portuale, Azimut Benetti e l'amministrazione controllata dell'Orlando per la vendita del Cantiere Farò. Taormina accusa l'Autorità Portuale di aver omesso atti propri del suo ufficio e di aver favorito la vendita del cantiere a Azimut Benetti. L'avvocato sostiene che la vendita è stata una svendita e che l'amministrazione controllata ha venduto solo i beni del Cantiere Orlando, mentre l'azienda stessa non è stata venduta.
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