Gli ordini professionali scrivono a Favilla: «Nuove regole senza favoritismi» LUCCA. Recuperare edifici per non bloccare l'attività edilizia Privilegiare gli interventi di recupero del patrimonio immobiliare abbandonato. Trasformare il vecchio, invece di consumare nuovo territorio. Secondo architetti, ingegneri e geometri è questa la strada che il Comune dovrebbe seguire per frenare la cementificazione selvaggia, senza bloccare l'attività edilizia, paralizzando il settore e causando la chiusura di imprese. La via è tracciata in una lettera inviata dagli ordini professionali al sindaco. Come si legge nella nota a firma di Elvio Cecchini, presidente dell'ordine degli architetti, Giovanni Ciancaglini, presidente dell'ordine degli ingegneri e Antonio Tonelli, presidente del collegio dei geometri, le categorie sono preoccupate dalla revisione del regolamento urbanistico e del piano strutturale affidata dal Comune a due consulenti. «Il provvedimento, che a quanto ci risulta - scrivono i professionisti - è in procinto di approvazione, comporterebbe un blocco indeterminato (dell'edilizia), che non consente di prevedere tempi certi nella ripresa delle attività di ristrutturazione, e, oltretutto, non ci sembra risolutivo del "corto circuito" urbanistico. Proponiamo, quindi, che sia fatta preventivamente una valutazione delle potenzialità volumetriche esistenti, adottando un criterio che consenta la realizzazione di tutti gli interventi che mirano alla tutela e al recupero del patrimonio edilizio dismesso che, senza ulteriore consumo di territorio, andranno ad assicurare un giusto mantenimento della soglia di livello occupazionale, in modo da traghettare, il meno traumaticamente possibile, il passaggio verso il nuovo strumento urbanistico. Queste considerazioni potrebbero anche essere una base per la nuova pianificazione urbanistica e territoriale per gli anni a venire, che, ci auguriamo, sappia considerare non solo gli aspetti quantitativi, come superfici e volumi, ma anche i reali obiettivi di qualità e di tutela del territorio». In sostanza, se fino ad oggi a Lucca si è costruito troppo e male, e anche troppo in fretta, i professionisti non vogliono pagare lo scotto di questa politica. «Oggi - scrivono gli ordini professionali a Mauro Favilla - ci troviamo oggi a trarre le conclusioni di un percorso di pianificazione del territorio che, attraverso vari passaggi, è iniziato quasi 10 anni fa. Le previsioni sono state in parte disattese e "sforate" per molteplici cause: il mancato monitoraggio degli effetti provocati dal regolamento urbanistico sul territorio; le possibili interpretazioni, difficilmente valutabili preventivamente; la miope ricerca di massimizzare la cubatura sui lotti. Preso atto che il regolamento urbanistico vigente ha permesso un consistente consumo di territorio in un periodo inferiore a quanto previsto, abbiamo approvato la necessità e l'urgenza di promuovere lo studio di un nuovo strumento urbanistico, che persegua con maggior equilibrio reali obiettivi di qualità e di tutela ambientale e consenta un controllo più efficace dell'attività edilizia». Tuttavia - osservano i professionisti - «abbiamo molte perplessità: fermare indistintamente l'attività edilizia, come è stato prospettato nel documento redatto dai consulenti del sindaco, provocherebbe una serie inevitabile di ricadute sull'intero tessuto economico, sociale ed occupazionale, andando ad aggravare una situazione già di per sé critica: chiusura di imprese edili ed artigianali, licenziamenti negli studi professionali e cessazioni di collaborazioni fra le file dei professionisti. In tempi di forte incertezza noi professionisti (ma pensiamo di parlare anche a nome dei nostri clienti e delle imprese) chiediamo di programmare il futuro con modalità e tempi certi, mediante atti e regolamenti che non diano adito né ad interpretazioni di comodo né a favoritismi». Ci sono più case che famiglie Seimila immobili oltre i nuclei residenti LUCCA. Ci sono oltre 6mila case in più delle famiglie residenti nel territorio comunale. Questa la denuncia del comitato Parco di S. Anna che da oltre due anni si batte contro le grandi operazioni immobiliari, compresa la costruzione di un nuovo quartiere lungo viale Einaudi con 200 appartamenti, centro commerciale, multisala cinematografica, albergo e negozi. «Rispetto all'annuncio che presto verrà sbloccata l'edilizia - scrive l'associazione Parco di S. Anna - mediante l'approvazione di una variante al regolamento urbanistico e al piano strutturale, vogliamo fare presenti alcuni dati: tra il 2001 e il 2009 (al 30 giugno) la popolazione residente è aumentata di 2.969 persone (3,46). Il numero di immobili a uso abitativo è cresciuto di oltre 6000 unità (più 15,51) creando, di fatto, un'eccedenza di 6.117 unità immobiliari rispetto al numero delle famiglie residenti». In sostanza, quindi, per il comitato non c'è bisogno di altro cemento.