Lattacco del direttore generale dei Beni Culturali alla Finanziaria ROMA - Al supermanager dellarte Mario Resca, chiamato questanno dal ministro Sandro Bondi per mettere a reddito il patrimonio artistico, non piace la scure della Finanziaria sul bilancio dei Beni culturali. «Sono disorientato dai tagli dello Stato caduti in maniera orizzontale, non selettiva, a discapito soprattutto della materia di cui ci occupiamo oggi», ha detto ieri il neo direttore alla "Valorizzazione", aprendo nella sede del Cnel a Roma i lavori della giornata sul "Patrimonio artistico: motore dello sviluppo del sistema Italia" organizzata da Confimprese (di cui è presidente). Lex manager di Mc Donalds Italia ha annunciato con un sorriso di soddisfazione che la catena di fast food aprirà presto «un ristorante nel Louvre». E dopo aver ricordato che «gli investimenti statali per la cultura in Italia sono da sempre troppo bassi, tra lo 0,20 e il 0,25 del bilancio statale», Resca ha sottolineato alcuni dati del rapporto sul turismo culturale presentato ieri da Bain Company: Parigi ha 18 milioni di visitatori lanno e quattro musei presenti della Top 20 (dati 2007) dei più visitati al mondo. «Poi ci sono i 15 milioni di Eurodisney. Ora, che cè di male se lItalia diventerà la Disney della cultura?». Per portare più visitatori nei musei (gli Uffizi di Firenze, il primo italiano, è solo il 23esimo nella classifica mondiale), Resca propone di migliorare i servizi e la didattica, di aumentare i ristoranti interni «facendone dei locali dove si va indipendentemente dalla visita alla collezione», di estendere gli orari dapertura, di aumentare la comunicazione («la campagna pubblicitaria sullultima Settimana dei Beni culturali ha portato a un 70 di visitatori»). Soprattutto, di defiscalizzare il mecenatismo dei privati e di dare ai musei autonomia finanziaria. «E su questi due punti Berlusconi è daccordo con me».
ROMA - Resca: "Più ristoranti nei musei e meno tagli"
Il direttore generale dei Beni Culturali, Mario Resca, ha espresso la sua disorientazione per i tagli dello Stato caduti in maniera orizzontale nella Finanziaria, soprattutto a discapito della materia di cui si occupa. Ha sottolineato che gli investimenti statali per la cultura in Italia sono troppo bassi, tra lo 0,20 e il 0,25 del bilancio statale. Ha proposto di migliorare i servizi e la didattica, di aumentare i ristoranti interni, di estendere gli orari di apertura, di aumentare la comunicazione e di defiscalizzare il mecenatismo dei privati. Ha anche sottolineato che la cultura è un motore dello sviluppo del sistema Italia.
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