La città dello spettacolo I palcoscenici chiedono punti informativi comuni e tariffe più basse per le affissioni Il 51 dei biglietti venduti e il 56 di tutte le iniziative culturali fanno capo a spettacoli Bologna ama il teatro: considerando gli spettacoli teatrali, i concerti, le mostre e i musei, più della metà dei biglietti staccati nel primo semestre del 2009 sono ingressi a teatro, e cioè il 51 ; il 28 sono ingressi a mostre e il 21 ingressi ai concerti. Affermare che Bologna è la città dei teatri non è solo uno slogan, o un modo di dire, ma la somma di unabitudine radicata tra i suoi abitanti, della presenza di un gran numero di teatri e di programmazioni che il pubblico apprezza. Lo mette in luce la ricerca condotta da StageUp per Legacoop Bologna (presentata mercoledì scorso in Cappella Farnese), e non si limita a segnalare la predilezione del pubblico ma anche fornisce cifre e percentuali che testimoniano lequilibro anche economico tra domanda e offerta. Rispetto a una città come Torino, per esempio, Bologna offre un minor numero di iniziative pro capite, ma riesce a raccogliere attorno ad esse un maggior numero di spettatori. Solo Firenze e Milano fanno meglio. Se cambiamo campo di indagine, e ci spostiamo nella musica, rispetto al teatro è inferiore il numero di concerti (in rapporto al numero di abitanti) ed inferiore anche il numero degli spettatori. È sulla base di questi numeri che Legacoop descrive Bologna come il «terzo polo teatrale» italiano, dopo Roma e Milano: un terzo polo potenziale, però, perché nella realtà il «sistema dei teatri» bolognesi è in forte sofferenza. Il principale motivo di incertezza è legato al futuro del Teatro Duse. Con la fine della gestione dellEti, viene a mancare un «imprenditore» nazionale che investe a Bologna oltre un milione lanno, offre un cartellone molto seguito e tutto questo con costi molto piccoli a carico di Comune e Regione. La soluzione istituzionale sembra lontana. Un secondo fronte di sofferenza è emerso negli incontri organizzati con tutti i teatri da Nicoletta Mantovani, assessore alla promozione culturale e artistica, per stabilire quali spettacoli promuovere sui media nazionali. Gli aspetti problematici però sono altri: la promozione nei confronti del pubblico cittadino e soprattutto la comunicazione. I teatri lamentano il costo altissimo delle affissioni comunali (strumento tradizionale di pubblicità) e la mancanza di un punto o più punti informativi comuni a tutti i teatri, né fisici né in rete. Lassessore Luciano Sita (beni e istituzioni culturali) si è impegnato a promuovere labbonamento trasversale tra i teatri, uno strumento in più che incoraggia la circolazione del pubblico tra sale e cartelloni. «Non è che Bologna non abbia iniziative di grande pregio - ha affermato ieri lassessore, presentando il Festival of Festivals fino a domenica a Palazzo Re Enzo - piuttosto è una città sazia e autoreferenziale, che non è ancora stata capace di fare sistema e comunicare quello che fa».
BOLOGNA - Teatro, primo amore dei bolognesi. Oltre la metà del pubblico sceglie la prosa, gli altri mostre e musica
La città di Bologna è considerata il terzo polo teatrale italiano, dopo Roma e Milano, grazie alla sua grande quantità di teatri e iniziative culturali. Il 51% dei biglietti venduti e il 56% delle iniziative culturali sono spettacoli teatrali. Tuttavia, il sistema dei teatri bolognesi è in forte sofferenza, principalmente a causa della fine della gestione dellEti e della mancanza di un imprenditore nazionale che investa a Bologna. I teatri lamentano il costo alto delle affissioni comunali e la mancanza di punti informativi comuni.
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