Toscana, un secolo di interventi ha rovinato San Salvatore al Monte Amiata- E le manomissioni continuano: l'edificio longobardo sembra un palazzo moderno. Siamo nelle terre più affascinanti del meridione della Toscana, qui una delle più importanti abbazie del medioevo, San Salvatore al Monte Amiata, fondata al tempo dei Longobardi, adesso in gran parte un edificio romanico dentro un borgo medievale, subisce, da 80 anni, interventi di restauro a dir poco disastrosi. Che continuano anche adesso. C'era in origine, attorno al 1035, una chiesa monastica, che probabilmente aveva un grande coro rettangolare al centro della navata, i restauratori, siamo negli anni '60 del '900, si trovano davanti a un pavimento più alto, di età rinascimentale, allora decidono di arrivare al livello più antico, scavano e distruggono ogni traccia del passato creando nella navata una specie di grande pista per schettinaggio. Nella zona del presbiterio della chiesa avete una cripta imponente, decine di colonne romaniche con capitelli scolpiti: la cripta ha tre arcate aperte verso la navata, ma, sempre negli anni '60, le tamponano con una scalinata di cemento che neppure in un condominio avrebbero edificata e, in compenso, ricostruiscono la parte anteriore della cripta con alcune campate di volte in cemento. Passiamo al chiostro, quello medievale è scomparso ma avete una bella struttura a ca-vallo fra '500 e '600; qui si conservano le colonne e parte delle volte sul lato nord; si può restaurare tutto, siamo negli anni '80, allora che fate? Le volte le realizzate in cemento armato, salvo un paio in mattoni, e la parte superiore la manomettete con finestre assurde, angolate, e cornici me-talliche che chiudono grandi vetri. Non basta: lo spazio centrale del chiostro lo pavimentate e lo sistemate con incredibili lampade, a bulbo su traliccio metallico, che neppure a Disneyland vorrebbero. E ci sono ancora da ricordare dei precedenti restauri, quelli alla facciata della chiesa, datati 1928: il restauratore si inventa la trifora al centro, ma per fortuna il progetto di allungamento della torre sud, da fare falsa, alta come quella nord, non viene realizzato per mancanza di quattrini. Direte, storie di venti, quaranta, ottanta anni fa, storie impensabili oggi. Errore! L'Abbazia di San Salvatore al Monte Amiata è sotto la giurisdizione della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici, provincia di Siena; è un monumento importantissimo, fondato in epoca longobarda, al tempo di Ratchis, nel secolo Vili, in seguito ricostruito, sul quale l'attenzione critica degli studiosi si è soffermata più volte. Ebbene, adesso, proprio adesso, la manomissione dell'antico continua. Torniamo nel chiostro: l'ala est è in fase di totale ricostruzione: delle strutture rinascimentali non vi è traccia ma vi sono invece resti di quelle medievali, quelle che Franco Cambi e Luisa Ballai intendono analizzare, come hanno fatto nelle zone dietro le absidi antiche dell'edificio. Sarà difficile ci riescano sul lato est del chiostro, infatti le palificazioni metalliche trapassano archi antichi, si costruisce coi forati, col cemento, dell'antico si sta eliminando ogni traccia, per giunta il lato est del chiostro sarà più alto, manomettendo del tutto il sistema già violentato sul lato settentrionale e dalla scala che conduce al museo. Ripeto, questo ultimo disastro si sta producendo adesso, i pali metallici inglobano e tagliano un arco medievale, la prospettiva è realizzare un palazzo moderno: la rovina sarà compiuta se non interverrà un immediato provvedimento di blocco della operazione. Ma cosa è ancora leggibile, adesso, delle strutture della antica abbazia? Della fondazione nel 742 e del tempo longobardo resta poco, un piastrino spezzato ora nell'ala nord del chiostro e poco altro; nulla resta poi dell'età carolingia. La planimetria dell'edificio romanico, due torri in facciata, di cui una sola realizzata, una sola navata con transetto e tre absidi, parla chiaramente di una datazione al secolo XI e la consacrazione del 13 novembre 1035 conferma questa ipotesi. L'edificio, che ha evidenti caratteri cluniacensi, viene fortemente modificato in seguito perché la cripta, con la selva delle colonnine e dei capitelli scolpiti, non è certo del 1035, ma è struttura degli inizi del secolo seguente, magari con riprese, citazioni, dal tempo longobardo. Dunque una chiesa risistemata in piena età romanica. Dopo questo tempo si hanno altre modifiche: il passaggio dai benedettini ai cistercensi nel 1227 porta a tagliare le absidi circolari e far terminare la cripta, e la chiesa sovrastante, con muri diritti: le basi delle absidi sono state ritrovate negli anni '90 e verranno lasciate in eviden-za. Dopo, nel XVI e XVII secolo, si ha la distruzione del chiostro medievale e il suo rifaci- mento; viene quindi la decadenza che culmina fra '800 e '900 quando il dissesto è rapidissimo. Dei restauri si è detto. Si pensi che, per costruire l'ala est, adesso hanno eliminato tombe medievali, e che qualche resto di altre tombe di pietra molto danneggiate si conserva nell'ala nord: tutto il sistema insomma è abbandonato alla buona volontà dei muratori. Ma allora che fare? Credo si debba proporre, da parte del ministero, una revisione generale del progetto di restauro fondata su una analisi archeologica corretta, e bloccare subito la costruzione dell'ala nord e il suo assurdo sopralzo. In futuro si dovranno usare materiali adeguati ai caratteri dell'edificio, certo ma, prima, saranno da chiamare studiosi in grado di analizzare il manufatto e stabilire i modi e caratteri degli interventi, visto che finora gli Uffici preposti non hanno saputo intervenire in modo appena accettabile. Volete vedere una storia diversa? Andate non lontano, all'abbazia di Sant'An-timo, e scoprirete come i monaci di Mole-smes sono stati rispettosi delle strutture, conservate con cura e dedizione. Attendiamo che, a San Salvatore al Monte Amiata, qualcuno blocchi il «restauro».