In Italia la cultura ha sempre pesato poco sul bilancio dello Stato, molto meno che negli altri Paesi europei e in modo del tutto insufficiente rispetto alle necessità del Paese. La spesa per la ricerca è pari all'l del PiL, un terzo di quanto indicato dall'Agenda di Lisbona; gli investimenti per la scuola pubblica e la formazione sono stati drasticamente ridotti; le risorse che arrivano agli enti locali sono sempre di meno; la legislazione che regola il settore continua a scontare la frammentarietà e l'inadeguatezza al mutare dei tempi. Tutto ciò conferma la marginalità della cultura nelle scelte politiche di chi ci governa e la mancanza di una visione d'insieme. Per invertire questa linea di tendenza è indispensabile innanzitutto riconoscere che il diritto alla cultura e alla conoscenza sono parte integrante dei diritti umani, come afferma la Dichiarazione dell'Unesco sulle diversità culturali. I costi per la cultura vanno allora concepiti come investimento nel capitale umano del Paese, nella qualità delle relazioni sociali, dei consumi e dello sviluppo. In che direzione occorre prioritariamente investire, e non solo dal punto di vista economico, per promuovere capacità e diritti culturali? Noi pensiamo che sia necessaria una nuova legislazione di sistema, che sappia coniugare l'attività di promozione culturale con quella di sostegno alla produzione artistica; che riconosca il ruolo degli enti locali e del no profit; che favorisca la libera circolazione della cultura contemporanea; che preveda agevolazioni e incentivi per chi promuove attività culturali. Ma un nuovo quadro normativo non basta. Bisogna tornare a investire nella scuola pubblica, che è la principale risorsa formativa per tutti, riconoscendo dignità alle professioni educative e di ricerca, aprendola alla società e a nuovi linguaggi espressivi. Il servizio radiotelevisivo pubblico deve ritrovare la sua missione originale, con un'offerta culturale e informativa degna di questo nome. Va posta attenzione ai territori, perché è da lì che passa la sfida della coesione sociale. Per questo è necessario sostenere il ruolo degli enti locali e delle associazioni di promozione culturale che, insieme, possono contribuire alla costruzione di un welfare attento al benessere delle persone, a prevenire il disagio, a valorizzare le differenze, facendo delle attività culturali uno strumento di trasformazione e riqualificazione. In questo contesto, diventa fondamentale il reperimento e la messa a disposizione di spazi dove produrre e fruire cultura, spazi fisici e virtuali, data l'enorme potenzialità della rete. Di tutto questo l'Arci discuterà con tanti ospiti a Bologna, dal 5 al 7 novembre, nella terza edizione di «Strati della cultura» dedicata quest'anno al tema delle risorse. PRESIDENTE NAZIONALE ARCI