La Regione contestata sulla caccia e sulla tutela del territorio. L'assessore Zunino: «Sarà necessario ridefinire i confini» Genova. La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionali alcune disposizioni contenute nella legge regionale che istituisce e disciplina il parco naturale delle Alpi Liguri. Ad annunciarlo sono il Wwf Liguria e la Lega per l'abolizione della caccia (Lac) osservando che « Ancora una volta occorre una pronuncia della Consulta per obbligare la Regione al rispetto delle norme cornice statali in materia di tutela del territorio e dei beni naturali». Infatti è sulla tutela del territorio che la Corte Costituzionale, come le due associazioni ambientaliste sottolineano con soddisfazione, fa le pulci alla Regione Liguria. Primo argomento: la caccia; secondo, la pianificazione paesaggistica. Non a caso due temi sui quali, anche in consiglio regionale, a prescindere dall'approvazione della legge che istituisce il parco regionale delle Alpi Liguri, c'è sempre stata battaglia. Anche all'interno della maggioranza che appoggia il presidente Claudio Burlando come si è visto recentemente nella discussione per il piano casa. «La cosa che ci consola - dicono i portavoce di Wwf e della Lega per l'abolizione della caccia - è che queste norme cesseranno di avere efficacia entro pochi giorni. ovvero all'indomani della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale della sentenza della Consulta». Secondo le due associazioni, in base alla sentenza della Corte Costituzionale (pubblicata il 29 ottobre) «la Regione Liguria non può disapplicare il divieto di caccia nella porzione di parco classificata come "paesaggio protetto"; in eventuali aree contigue la Regione dovrà ammettere sul territorio solo i cacciatori residenti nei comuni del parco. Dunque il divieto di caccia vale per tutto il comprensorio individuato dalla legge regionale sulle Alpi Liguri». Inoltre, sempre secondo Wwf e Lac, la Corte Costituzionale definisce illegittime le deroghe all'obbligo di nulla osta dell'ente parco per impianti e opere realizzate entro i suoi confini. «La norma bocciata - spiegano le due associazioni - consentiva che il piano del parco individuasse una serie di interventi per i quali non occorre nulla osta e consentiva di indicare tipi di interventi con il nulla osta acquisito mediante la sola autocertificazione di un tecnico progettista». Di fronte alla decisione della Corte sulla legge che istituisce il parco ( 6.041 ettari a macchia di leopardo con quattro porzioni di parco "scollegate" tra loro: Pian Cavallo, Saccarello-Monte Fronté - Monega, Gerbonte-Toraggio, Testa d'Alpe) le associazioni ambientaliste tornao indietro nel tempo: «Queste osservazioni noi le avevamo già fatte nel settembre del 2007 in commissione consiliare quando avevamo detto che la bozza di legge elaborata dall'assessore Franco Zunino conteneva gravi carenze sia sotto il profilo giuridico sia sotto l'aspetto sostanziale di tutela della fauna selvatica». Dal canto suo l'assessore regionale all'ambiente, Franco Zunino spiega che «molto probabilmente sarà necessario ridefinire i confini del parco» e che «si tratta di una sentenza piuttosto complessa che l'ufficio legale della Regione sta esaminando». Al. COst. 05112009