COSENZA - Un'operazione che risponde ad esigenze "tecniche", per salvaguardare uno dei pezzi più pregiati della cultura italiana. Ma anche un modo indiscutibilmente valido per promuovere l'immagine della Calabria nel mondo. Un progetto che potrebbe addirittura diventare il simbolo del prossimo semestre di presidenza europea che toccherà all'Italia. Pietro De Leo, presidente della Commissione cultura della Regione Calabria (che però ancora attende di insediarsi), non ha dubbi sull'utilità e le ricadute legati alla "clonazione" dei Bronzi di Riace. E si schiera a fianco del presidente della Regione, Giuseppe Chiaravalloti, e dell'assessore alla Cultura, Saverio Zavettieri, che sostengono l'iniziativa. «I Bronzi - afferma - appartengono al patrimonio universale dell'umanità e sono anche diventati, a ragione, l'emblema della Magna Grecia sin dalla loro scoperta avvenuta nel 1972. Da allora sono custoditi nel Museo nazionale di Reggio Calabria e, come dicevo, costituiscono l'immagine di una terra da sempre coagulo di civiltà, etnie e religioni. Il dibattito sui bronzi "prestati" scoppiò sin da quando essi erano in fase di restauro. Si temeva, infatti, che sarebbe venuto meno il motivo di raggiungere Reggio Calabria da parte di molti turisti. Ma non fu così. Solo più tardi si pensò (l'idea fu dell' allorà presidente della Giunta Nisticò) alla realizzazione di copie fedelissime (quelle che oggi si definiscono "clonate") da portare in giro per il mondo per promuovere l'immagine e il turismo calabresi. Per questo fu prima interessata la Fondazione Napoli 99, quindi l'Istituto nazionale del restauro. Si mise in moto subito un gran dibattito sia per quanto riguarda la salvaguardia fisica e strutturale dei Bronzi, sia di nuovo per la possibile caduta dei flussi turistici. Fugato da scienziati ed esperti il primo timore, sul secondo si fece grande chiarezza durante i sondaggi preliminari, avviati già nel 1995, per studiare le mete turistiche, soprattutto di cittadini stranieri, durante l'anno del Giubileo del 2000: esse registravano, in ogni modo, scarso interesse su molte zone del Mezzogiorno d'Italia». Insomma, a parere di De Leo, non ci sarebbe alcun impedimento alla "clonazione" dei Bronzi. «Una copia, bella o brutta che sia - afferma il presidente della Commissione cultura della Calabria -rimane sempre tale. Essa però determina di solito l'interesse di guardare l'originale. Tutti sanno che le copie della Pietà di Michelangelo (e ce ne sono diverse), come quelle delle tele del Raffaello (e sono tante) i non solo non costituiscono ragione .' di riduzione dei flussi turistici nei ; musei, nelle chiese o negli edifici in cui sono custodite - penso al Louvre, agli Uffizi e al Vaticano -, ma, al contrario, inducono molti a gustarle negli originali e soprattutto nell'ambiente in cui sono state ritrovate, collocate o realizzate». I Bronzi in copia, dunque, amba sciatori della nostra cultura nel mondo? «Portarli per il mondo, con un'azione mirata - dice il prof. De Leo - significa stimolare la visita della Calabria, di Reggio, del suo museo. Invogliare a scoprire un territorio vastissimo di arte e di cultura. Fare una copia "donata" dei Bronzi è inoltre un lodevole accorgimento, sol che si pensi all'instabile e tremula realtà del territorio reggino e calabrese. Mi pare, per ciò, che non ci si debba arroccare su inutili e sterili campanilismi, o far della copia dei Bronzi motivo per scontro politico non mi sembra proprio il caso. Mi auguro, anzi, che la copia dei Bronzi possa giganteg giare sul proscenio europeo nel prossimo semestre di presidenza italiana, ricordando i tantissimi tesori d'arte e di cultura della Calabria che si conservano nei più famosi musei e nelle più preziose biblioteche del mondo. Un debito di riconoscenza che va abilmente rivendicato».
De Leo: facciamone il simbolo dell'Italia al prossimo semestre di presidenza europea
Il presidente della Commissione cultura della Regione Calabria, Pietro De Leo, sostiene che la "clonazione" dei Bronzi di Riace è un'operazione tecnica che può promuovere l'immagine della Calabria nel mondo. I Bronzi, che appartengono al patrimonio universale dell'umanità, sono custoditi nel Museo nazionale di Reggio Calabria e sono diventati l'emblema della Magna Grecia. De Leo afferma che la copia dei Bronzi può stimolare la visita della Calabria, di Reggio e del suo museo, e invogliare a scoprire un territorio vasto di arte e cultura.
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