Nel 1992 sorsero in Italia i Parchi Letterari, cioè «un'area geografica che corrisponde a un autore e a un'opera», come amava definirli Stanislao Nievo, colui che li aveva ideati sul modello dei parchi dedicati a scrittori e artisti da nazioni europee come l'Inghilterra e la Francia. Facevano capo alla Fondazione Ippolito Nievo e si proponevano di individuare «luoghi illuminati dal senso della letteratura». Bruxelles approvò, benedisse e previde il finanziamento dei progetti culturali di una ventina di questi parchi. Un progetto che fu co-finanziato dal consorzio «Sviluppo Italia». In Puglia, nacquero il parco Tommaso Fiore, con sede a Noci ma in collaborazione con Altamura, città di residenza del meridionalista, e a Barletta il parco Massimo D'Azeglio. Il D'Azeglio si guadagnava la medaglia sul campo grazie a Ettore Fieramosca e alla tradizione della Disfida di Barletta. La Puglia esprimeva un mito politico e letterario e una tradizione legati a un romanzo storico come suoi blasoni di nobiltà culturale. In che consistevano questi parchi? Nella ricostruzione dei luoghi della vita, ovvero nella ricerca di quegli elementi, di quei percorsi tracciati dagli autori o dalle loro opere e che erano ancora in grado di parlare ai moderni, di risvegliare in loro echi e dunque costituire patrimonio da sfruttare a. scopi turistici e formativi. Ecco allora la Murgia di Fiore, la sua casa, i centri storici di Noci Altamura Gravina, i luoghi della contrattazione del lavoro quotidiano, i campi di frumento e la difficile vita dei pastori e di quei braccianti che a dire dello scrittore preferivano la pace dell'inferno alla guerra, della miseria, e dello sfruttamento. Animatori erano la scrittrice Bianca Tragni, con la sua. accesa passione meridionalista, e Piero Liuzzi, attuale sindaco di Noci. Col loro aiuto nacque una manifestazione di grande interesse che vide alcuni scrittori tra cui Peppo Pontiggia, Raffaele Crovi, Alberto Bevilacqua, Predrag Matvejevich e una nutrita pattuglia di pittori - Adolfo Grassi, Benito Gallo Maresca, Michele Damiani, Raffaele Spizzico, Mimmo Fiorelli e Pedro Cano - soggiornare in una masseria del Barsento e visitare i luoghi di Fiore. Questi artisti scrissero testi e dipinsero paesaggi, realizzando opere che per la scarsa lungimiranza, degli amministratori locali ancora non hanno ottenuto degna divulgazione in un libro e in una mostra. A Barletta, con la direzione di Emanuela Angiuli, si preferiva incentivare le manifestazioni della Disfida, anche in previsione dei 500 anni dall'avvenimento. In Basilicata i progetti approvati furono quello di Valsinni, città di Isabella Morra, e l'altro di Aliano, dedicato a Carlo Levi. La Morra aveva poetato nella prima metà del 500 ma era stata assassinata dai fratelli. Fu delitto politico, in quanto i giovani Morra erano filofrancesi e Isabella aveva forse trescato con un aristocratico spagnolo, Diego Sandoval de Castro, ma passò per delitto d'onore. In quanto a Levi, si intendeva ricordare il luogo dove lo scrittore torinese era stato confinato per nove mesi nel 1935 dal Fascismo. Entrambi i Parchi promossero un premio letterario e la pubblicazione di alcuni volumi e quello di Aliano-Grassano grazie a un finanziamento della Regione Basilicata riuscì persino a restaurare la Casa dal Confino e ad adibire un antico palazzo gentilizio a museo dedicato a Levi. Anime di questi parchi furono don Pierino Dilenge, un sacerdote più vitale di San Giovanni Bosco, e un gruppo di intellettuali valsinnesi che si riunivano intorno al giornalista e poeta Pasquale Montesano e al sindaco del tempo. In Calabria, i parchi sorsero a San Luca, per Corrado Alvaro, a Rossano per ricordare San Nilo e la cultura basiliana e bizantina, a. Cosenza in nome di Tommaso Campanella, a Roseto Capo Spulico in omaggio a Federico II di Svevia. Non si capì perché l'imperatore svevo venisse ricordato laggiù e non a Castel del Monte o nell'area. Lucera-Melfi-Barletta, né perché non sorse a Venosa-Canosa un parco intitolato a Orazio. Misteri della politica. La Sicilia, straricca di testimonianze letterarie, ebbe parchi per Stefano D'Arrigo a Scilla, per El Edrisi a Mazara, per Nino Bavarese a Enna, per Sciascia a Racalmuto, per Quasimodo a Modica, per Elio Vittorini a Siracusa e per Verga ad Acitrezza. La Campania pensò a Vico e Basile nel Salernitano e a De Sanctis che era nato a Morra. L'Abruzzo festeggiò D'Annunzio ad Anversa dell'Aquila, il Molise aveva Iovine, la Sardegna la Deledda a Nuoro e l'Umbria San Francesco d'Assisi. Una presenza massiccia che veniva completata dal parco Omero nel Lazio, i parchi dedicati a. Carducci, Cassola e Dante in Toscana, Montale a Monterosso di La Spezia. Pavese e Laiolo in Piemonte, Prati a Cormano di Trento e Nievo a Colloredo di Udine. C'era insomma di che vedere e di che visitare, scolaresche e turisti in vena di ritorni memoriali e di umanizzare l'immaterialità della scrittura erano avvertiti e serviti. I parchi sono stati vivi per qualche anno, poi si sono piegati su se stessi. Certamente perché tramontò l'era dei finanziamenti e la voglia di ideare. Si sono ridotti a qualche conferenza, e a qualche illustrazione dei paesaggi dell'anima. Perché erano affidati alla buona volontà, di qualche volontario, perché «Sviluppo Italia» si è ritirato in buon ordine e perché non hanno avuto la forza di sviluppare una qualche forma di autogestione economica. O perché il turismo culturale è un fiore che vive con grandi difficoltà e muore al primo gelo e noi abbiamo fidato troppo su di esso? Sta di fatto che al momento i parchi e l'idea che li promosse se non sono morti languono miserevolmente.