L'iter del disegno di legge per il rilancio dell'attività edilizia e per la riqualificazione del patrimonio edilizio, corrivamente definito "Piano casa", e il voto faticoso del Consiglio regionale costituiscono casi esemplari di impossibilità di un serio dibattito su particolari questioni. Una misura legislativa proposta con l'intento dichiarato di rilanciare l'attività edilizia, di favorire il recupero e la demolizione degli immobili degradati, vetusti, energivori, incidenti sul paesaggio, viene sfigurata dalla disputa tra le fazioni politiche o parapolitiche in un attentato al paesaggio, in un "condono preventivo". La proposta di estensione anche alle strutture produttive della possibilità d'un ampliamento limitato assume i connotati di un oltraggio, la richiesta di consentire, a parità di volumi, il recupero delle superfici interne agli edifici neppure viene presa in considerazione. Se all'interno delle sedi istituzionali non è praticabile un confronto serio, allora è comprensibile, ma non giustificabile, che ogni intervento di trasformazione, dalla nuova costruzione al mutamento di destinazione d'uso di immobili che già esistono e si trovano in condizioni di degrado, susciti opposizioni furiose e contrasti anche tra i cittadini, come leggiamo ogni giorno sui giornali. In realtà il tema, cruciale in Liguria, della gestione territoriale non merita semplificazioni: un grande studioso del diritto amministrativo osservava che è più toccata da leggi l'arte del costruire piuttosto che quella medica. Alla complessità regolamentare si aggiunge l'irrazionalità amministrativa. La politica, specie quella delle amministrazioni locali e specie quella degli ultimi anni, richiede al territorio la risoluzione di problemi che nessuna attinenza hanno con lo stesso. Recenti leggi della Regione impongono, al contempo, ai piani urbanistici di correggere le dinamiche del mercato immobiliare, di assicurare la produzione di edilizia residenziale sociale, di orientare lo sviluppo delle attività commerciali, di risolvere i problemi turistico-alberghieri, di favorire l'infrastrutturazione e la connettività delle aree industriali e turistiche, di promuovere gli impianti di produzione di energie rinnovabili, infine di non consumare nuovo territorio. A fronte di queste nobili aspettative, qual è la risposta delle amministrazioni e della politica a chi opera come imprenditore del territorio? Un imprenditore edile attivo nel settore dell'edilizia privata, come ogni proprietario di abitazione che intenda recuperare un sottotetto, sa che il Comune di Genova impiega più di 500 giorni per rilasciare un permesso di costruire e richiede di monetizzare le aree a verde perché non interessano all'amministrazione. Lo stesso imprenditore osserva che negli ultimi tre anni ai Comuni liguri è stato imposto di preparare cinque varianti ai propri piani (Edilizia sociale, Commercio, Alberghi, Disciplina Edilizia, Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico) e che oggi strumenti urbanistici, valutati per anni in procedure istruttorie, debbono essere rifatti e bloccati. Un imprenditore che opera nei lavori pubblici sa che la procedura del project financing impiega tre anni prima di arrivare al rilascio della concessione, che gli appalti vengono banditi con la procedura del massimo ribasso perchéè quella, nell'immediato, più facilmente gestibile dall'amministrazione, anche se genera contenziosi e concreti rischi di interruzione dei lavori. Questo imprenditore, se si aggiudica l'appalto, dovrà poi sperare che il "Patto di Stabilità" non impedisca all'amministrazione comunale di pagarlo, se comunque proverà a recuperare attraverso il Tribunale il corrispettivo, dopo cinque anni di contenzioso in primo grado, non gli saranno riconosciuti gli interessi. Lo stesso imprenditore mentre assiste a dibattiti pluridecennali, se non secolari, sulle infrastrutture in Liguria, apprende poi che la legge regionale per favorire la realizzazione di autostrade è stata impugnata dal governo per vizio di costituzionalità. Posto che quella appena descritta è la realtà quotidiana con cui si confronta ogni imprenditore edile rispettoso delle regole, la semplicità dei dibattiti sul territorio appare grottesca. Tutti hanno diritto di esprimersi sul nostro territorio, ma chi si esprime sulla nostra attività, specie se esercita la professione di politico, dovrebbe onorare il dovere di informarsi sulle condizioni di lavoro delle imprese. Negli ultimi dieci mesi in Liguria hanno perso il posto di lavoro 717 operai dell'edilizia e si è lavorato il 25 in meno. Le previsioni per il 2010 sono ancora più tristi. La legge approvata mercoledì dal Consiglio Regionale è un'opportunità mancata, è stata vittima di un dibattito politico povero e gretto cui sono state sacrificate misure e proposte efficaci e praticabili. Roberto Principe è presidente di Ance Liguria, l'associazione dei contruttori edili.
LIGURIA - Il piano casa è un'altra opportunità mancata
Il piano casa, un disegno di legge per il rilancio dell'attività edilizia e la riqualificazione del patrimonio edilizio, è stato vittima di un dibattito politico povero e gretto. La proposta di estensione alle strutture produttive è stata vista come un oltraggio. Le amministrazioni locali richiedono un grande numero di giorni per rilasciare i permessi di costruire, mentre gli imprenditori del territorio si trovano ad affrontare procedure lunghe e complesse. La legge approvata dal Consiglio Regionale è stata vista come un'opportunità mancata, e le previsioni per il 2010 sono ancora più tristi.
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