PRESIDENTE PARCO REGIONALE MIGLIARINO SAN ROSSORE MASSACIUCCOLI Con una recente legge, emanata in applicazione del Codice dei beni culturali e ambientali (Codice Urbani), la Regione ha tolto ai parchi regionali la gestione del paesaggio, scorporandola dalla tutela dell'ambiente e della natura. Questa scelta ci appare un errore culturale e politico, oltre a provocare maggiori difficoltà burocratiche ai cittadini. Negli anni Settanta e Ottanta la Toscana si è distinta per essere tra le prime regioni ad adottare una politica di protezione della natura, nel quadro complessivo di un'azione tesa alla salvaguardia e alla valorizzazione del territorio, che aveva al suo interno finalità di protezione del paesaggio, di sviluppo dell'educazione ambientale, di approfondimento delle conoscenze scientifiche e di fruizione pubblica del territorio. Negli anni Novanta e nella prima parte degli anni Duemila la Toscana si è distinta per il ruolo che ha ritenuto di dare agli Enti Parco regionali, riconosciuti a pieno titolo come enti cui delegare funzioni analoghe a quelle che sono state alla base della loro istituzione (procedura di VIA, vincolo paesaggistico, vincolo idrogeologico, attuazione delle direttive comunitarie habitat e uccelli, salvaguardia degli alberi monumentali, ecc.). Questo percorso di conservazione della natura e della biodiversità, nel cui ambito si è assegnato ai parchi il ruolo di strumenti per la salvaguardia di speciali valori ambientali e paesaggisti, sembra segnare il passo e, in alcuni casi, fa addirittura passi indietro. Così appare la posizione della Regione sulla delega agli Enti Parco delle funzioni amministrative per la tutela del paesaggio. Negli anni novanta questa delega era stata fortemente voluta dalla Regione per semplificare le procedure amministrative per i cittadini e per permettere una politica unitaria, ritenendo che in un ambiente prevalentemente naturale il soggetto gestore dell'area protetta fosse il più affine alle finalità di protezione del paesaggio. Per questa scelta la nostra Regione è stata indicata come modello, e altre ne hanno seguito l'esempio. Oggi siamo di fronte a una decisione diversa, giustificata da una lettura del codice più restrittiva di quella che viene fatta dal ministero. Infatti a giugno presso il nostro parco è stato organizzato un convegno sul paesaggio, e l'allora direttore generale del paesaggio, ha sostenuto che il Codice Urbani permette che siano delegate le funzioni amministrative agli Enti Parco regionali, come del resto ha fatto di recente il Veneto. Alla luce di queste considerazioni è opportuno che si riapra la discussione, e che ci sia una scelta politica consapevole, e non un arroccarsi dietro un'interpretazione normativa che fa apparire la Regione Toscana più statalista dello stesso ministero. Auspichiamo quindi, che, nel breve periodo che ci separa dalle elezioni regionali, si approvi una legge che riunifichi, all'interno dei Parchi regionali, il nulla-osta ambientale e l'autorizzazione paesaggistica, la cui separazione non è comprensibile né sul piano culturale né su quello politico oltre a costituire una causa di inefficienza e di appesantimento burocratico per i cittadini.