Fu la sfortuna a provocare il definitivo tramonto del sogno lario-intelvese di unire Lugano, Campione, Lanzo e in successione anche Porlezza con un tour turistico di richiamo utilizzando la funicolare di S. Margherita, la funivia Campione-Sighignola, un bus navetta da Lanzo alla vetta e i servizi di navigazione del Ceresio. Giusto trent'anni fa era stato firmato il compromesso per il passaggio degli impianti della funicolare di S. Margherita e delle strutture rimaste incomplete della funivia della Sighignola all'ingegnere Dino Lora Totino, conte di Cervinia. Il 17 novembre a San Fedele Intelvi era avvenuta la firma degli atti. Ma Lora Totino si era improvvisamente ammalato: la morte l'aveva colto a Torino il 30 settembre 1980. Da allora i progetti di ripristino della funicolare e della funivia sono rimasti bloccati. Le strutture dell'incompiuta funivia sarebbero state rilevate dal fallimento mentre la ex funicolare, che aveva cessato di funzionare all'inizio degli anni '70, sarebbe stata acquistata da una società all'epoca rappresentata dagli amministratori Fulvio Camaiti, già sindaco di Claino con Osteno, e Pio Tognetti di Lugano. Totino era disposto a investire due miliardi, e alla regione aveva chiesto un prestito di 300 milioni; altrettanto era stato chiesto al Canton Ticino. Alla firma degli atti erano presenti tra l'altro Piergiorgio Cairoli ed Emilio Gelpi. Cairoli aveva previsto un futuro invernale con collegamenti agli impianti di risalita del Crocione e dell'Alpe Grande. Ma il grande sogno era destinato a svanire. A distanza di trent'anni le prospettive per la funivia sono zero, mentre per la funicolare sono ridotte a un lumicino. Del collegamento stradale tra Osteno e Campione non si parla più e lo scalo di S. Margherita è stato abbandonato dalla società di navigazione del Ceresio.