La moschea? E il nuovo termovalorizzatore? E il secondo stadio? Non aspettatevi risposte a questo tipo di domande nel nuovo Piano dei servizi che l'assessore all'Urbanistica porterà oggi in giunta con il Pgt e il Piano delle regole. Palazzo Marino si tiene le mani libere e opera la sua rivoluzione copernicana. Da ora in poi (sempre se il Pgt venga approvato, prima in giunta e poi dal Consiglio) non si andranno a stabilire anticipatamente i servizi (scuole, asili, chiese, ospedali, parcheggi, ma anche moschee, termovalorizzatori e stadi) che servono alla città da qui al 2020, ma si opererà quartiere per quartiere, in base alla logica del «processo», della «risposta al bisogno reale». Massima flessibilità, insomma, con il privato che giocherà un ruolo essenziale grazie alla possibilità di cedere aree in cambio di volumetrie. Un metodo, invece che un piano quinquennale. Che ha il pregio di ascoltare la città, i suoi bisogni. Una deregulation che però lascia a Palazzo Marino la possibilità di «giocare» e «rimpallare» su alcune scelte difficili ma fondamentali per la città. Il Comune dovrà giocare molto bene il suo ruolo di regista. Arriva in giunta il Piano del governo del territorio firmato dall'assessore Carlo Masseroli. Comprensivo del Piano dei servizi e del Piano delle regole. Una rivoluzione. A partire dal fatto che spariscono le aree a standard ossia le aree destinate ai servizi. E viene fissato un indice territoriale unico di edificabilità pari allo 0,5 nelle aree già costruite. La nuova parola d'ordine è «flessibilità». Da una parte ci sono i «servizi localizzati», le aree per il verde e le infrastrutture, fissate dal Comune secondo un piano di sviluppo della città. Dall'altra ci sono i «servizi da localizzare» (scuole, ospedali, parcheggi, servizi sociali. Se il Pgt verrà approvato, l'individuazione di quest'ultimi avverrà «dinamicamente», quartiere per quartiere, sulla base di una «matrice» e di 88 Nuclei di identità locali. Il Pgt prevede un totale di 4,5 milioni di metri quadrati di nuove aree a servizi «localizzati ». Pari a 450 ettari o, per capirsi meglio, a 910 campi di calcio: 250 riguardano spazi aperti di uso pubblico compreso il verde. I restanti 200 saranno destinati alle nuove infrastrutture di trasporto pubblico e privato. Senza contare il Parco Sud con 3 mila ettari a verde di cintura metropolitana, di cui 1.700 destinati a parco. Un raffronto: attualmente i metri quadrati di servizi per i cittadini sono 29 a testa. Con l'attuazione del Piano dei servizi si passerà a 39. Questo, tenendo conto dall'aumento della popolazione residente. Si parla di un incremento di 300 mila abitanti teorici. Per arrivare alla cifra di un milione e 635 abitanti. Numeri bellissimi. Ma la storia milanese racconta un'altra vicenda. Che spesso e volentieri le aree a standard sono rimaste solo sulla carta. Vuoi perché lo spazio non lo consentiva, vuoi, soprattutto, perché il privato non aveva nessun interesse a realizzare parcheggi, asili o altre strutture di interesse pubbliche. Risultato? Introiti in più per il Comune, ma niente servizi per la città. E qui viene la seconda «flessibilità» prevista dal Piano dei servizi e dal Piano delle regole, quella più pericolosa: la perequazione. Il Comune ha individuato nelle tabelle aggiuntive al Piano dei servizi, gli spazi che gli servono per il verde e per le infrastrutture. I privati, proprietari di aree, avranno la possibilità di cedere gratuitamente le aree in cambio di un diritto volumetrico pari allo 0,5 per cento da realizzare su altre aree. Che diventa 1 nelle zone intorno alle stazioni del metrò. Un borsino delle volumetrie (viene creato un apposito «registro delle cessioni ») che permetterà al Comune di acquisire gratuitamente quasi 2 milioni di metri quadrati per il verde e 358 mila per le infrastrutture e di garantire uno sviluppo uniforme della città. In cambio, i privati incamereranno volumetrie che potranno aggiungere a quelle che già hanno. Significa costruzioni su una superficie di 12 milioni di metri quadrati. La Milano che verrà si attraverserà underground . Nel documento il maxitunnel di 14 chilometri, dal sito Expo all'aeroporto di Linate, è inserito nero su bianco. Oggi il Pgt sarà in giunta, da settimana prossima inizierà la maratona in Consiglio. Obiettivo: chiudere prima di Natale. M. Gian. A. Se.