Soffre anche l'indotto, soprattutto nei comparti della lavorazione del legno e dell'impiantistica Se al comparto edile si vuol dare futuro, vanno rivisti i criteri di costruzione, dando più spazi a bioedilizia e bioimpiantistica. Ma un punto rimane fermo: non vanno osteggiati i progetti per ristrutturazioni e ampliamenti, ora che il mercato di nuove costruzioni è saturo. Confartigianato e Cna hanno una visione molto vicina riguardo le strade da percorrere per traghettare l'edilizia, a livello provinciale, fuori dalla crisi attuale. «Le imprese edili iscritte all'albo sono diminuite nel corso di questo anno - dice Roberto Favilla, segretario di Confartigianato -: ottanta si sono cancellate, su un totale di circa 700 in tutta la provincia. Soprattutto si tratta di piccole imprese legati a grandi imprese, anche di piccole aziende dell'indotto: non solo di costruzioni ma anche di imbianchini, di impiantistica». Ormai «costruire ex novo in città è un problema - continua Favilla -, perché ci sono molti appartamenti invenduti e perché il territorio è ormai saturo. Si può recuperare lavoro con le ristrutturazioni o con gli ampliamenti, quelli in misura del 30 per cento delle volumetrie esistenti che la nuova legge consente. Questi sono i progetti che devono essere autorizzati se si vuole che le imprese escano dalla crisi». E se l'edilizia soffre, a ruota seguono le aziende che lavorano il legno, gli elettricisti. Una ripresa possibile del comparto, secondo Favilla, sta «nelle fonti energetiche alternative, come gli impianti di pannelli solari o quelli destinati a sfruttare l'energia eolica, nelle ristrutturazioni condotte in base alle nuove normative antisismiche. Occorre rispettare di più l'ambiente e lo scenario urbano complessivo. A Siena ad esempio anche i tetti devono essere compatibili con il contesto. Occorre costruire secondo i concetti di bioedilizia e bioimpiantistica». Mercato saturo, poche concessioni rilasciate dalle amministrazioni comunali: ma tra gli aspetti che hanno provocato l'empasse dell'edilizia non si può trascurare quello dei «prezzi delle case, che sono troppo aumentati - commenta il direttore di Cna Stephano Tesi -, la gente non può comprarle e il mercato si ferma. In una recente riunione, le nostre aziende hanno convenuto che, più che costruire, occorre puntare sul recupero delle abitazioni vecchie che non hanno i requisiti richiesti oggi per essere abitabili. Il principio è che è meglio costruire meno ma meglio». Le difficoltà in cui navigano le aziende del comparto edile per tanta parte hanno anche origine finanziaria. «Le imprese non riscuotono dalle pubbliche amministrazioni, che sono ingessate nei pagamenti dal patto di stabilità - dice ancora il direttore Favilla -; ma anche i pagamenti dai privati sono molto incerti». In più casi, le pubbliche amministrazioni loro malgrado insolventi (per effetto del patto di stabilità, appunto, che limita la capacità di spesa anno per anno) hanno individuato come escamotage per sbloccare i crediti vantati dalle imprese nei loro confronti la possibilità di anticipi sulle somme dovute attraverso le banche. Ma la soluzione pare non convincere gli operatori, perché per farsi anticipare un credito o parte di questo devono pagare interessi. «I miei iscritti - dice infatti Favilla - si sono rifiutati di usare questa opzione. Semmai devono essere gli enti debitori a pagare gli interessi, su importi di fatture che essi stessi saldano in ritardo».