Sotto le case e le viuzze della Kalsa si nasconde un pezzo della Palermo medievale. Nel 1997 Carmela Angela Di Stefano, all'epoca soprintendente ai Beni culturali della città, conduce nello storico quartiere una serie di scavi archeologici. A Palazzo Bonagia, mentre l'architetto Raffaele Savarese dirige i primi lavori di consolidamento dell'edificio settecentesco, ad opera della ditta Cassano di Mazara del Vallo, affiorano una serie di reperti che fanno pensare alla presenza di qualcosa di più grosso. «Lì sotto c'è un intero quartiere medievale, che ha bisogno solo di essere riportato alla luce», afferma la Di Stefano. «Dopo alcuni ritrovamenti a Castello San Pietro, nella zona del tribunale, ho fatto delle ricerche che mi hanno condotto a Palazzo Bonagia. Con il primo scavo sono emersi immediatamente alcuni frammentispiega l'ex soprintendente, allora aiutata da un gruppo di archeologi dell'istituto di Storia antica dell'Università di Palermo e abbiamo avviato i saggi in profondità che ci hanno dato conferma delle interessanti presenze». Vengono ritrovate ceramiche islamiche e normanne, maioliche, frammenti di vetro provenienti da vasellame destinato alla mensa e alle pratiche mediche delle famiglie proprietarie, probabilmente nobili, che attestano la lavorazione del materiale nell'area interessata, nel periodo a cavallo fra l'undicesimo e il quindicesimo secolo. Tutto poi è stato prudentemente catalogato e portato al museo archeologico regionaleAntonio Salinas. «Per poter proseguire i lavori continua la Di Stefanoho anche fatto richiesta di una somma di denaro, niente di eccessivo, ma che ci ha permesso di andare avanti». Ogni frammento scoperto allora, oggi al museo archeologico in attesa di trasferimento in nuovi locali della Soprintendenza, riporta la sigla Us (unità stratigrafica), la data del ritrovamento e il codice di appartenenza allo scavo. I lavori però si interrompono, come del resto quelli di restauro dello stesso Palazzo Bonagia. «Non ho potuto più occuparmene», dice la Di Stefano, dal luglio del 1999 soprintendente a Trapani. Una rivista del settore pubblica gli atti del nono congresso di studi sulla Sicilia antica, in cui si parla dei reperti di Palazzo Bonagia e una fotografìa con veduta aerea dello scavo. Prima i saggi in profondità, che rivelano la presenza dei preziosi reperti, poi lo scavo vero e proprio tra il '97 e il '98 e le pubblicazioni, fra le quali il catalogo della mostra "Federico e la Sicilia" all'Albergo dei poveri, sempre nello stesso periodo. Infine il trasferimento. «Ero al posto sbagliato nel momento sbagliato», spiega la Di Stefano, oggi in pensione, che di quel lavoro conserva una memoria vivissima. «È una delle grosse lacune che vorrei vedere colmate. Per gli archeologi medievalisti sarebbe una grande scoperta». Da Trapani Carmela Di Stefano continua a seguire la vicenda. «Successivamente ho pregato il professore Franco D'Angelo, esperto di ceramiche medievali e autore di diverse pubblicazioni, di interessarsi al progetto. Con il professore Umberto Cenato, studioso di arte islamica, era persino iniziato un rapporto di collaborazione. L'idea era quella di portare avanti un programma di lavoro per la Palermo medievale». Ma il tempo si è fermato: allo stato attuale, quello che resta dello scavo, fatta eccezione per i primi reperti sistemati al museo, è una struttura archeologica per niente recuperata, anzi è lasciata in balìa di qualsiasi incursione.