LEsposizione Oggi in Pinacoteca la presentazione di quattro progetti di restauro e valorizzazione Il 17 novembre 1918, pochi giorni dopo la conclusione della Prima guerra mondiale, a palazzo Bonora, in via Santo Stefano, si inaugurò lEsposizione nazionale della guerra. Era stata progettata, a conflitto ancora in corso, per raccogliere fondi da destinare in beneficenza; la si allestì, sei giorni dopo la resa della Germania, per celebrare la vittoria e una collettiva impresa di memoria. Nelle sale di palazzo Bonora, tra cimeli dogni genere, furono realizzati veri e propri tableaux vivants della vita in trincea, gli accampamenti, le armi, le munizioni, i mezzi di trasporto. Un libro, edito dallEditrice Compositori, Grande guerra e costruzione della memoria. LEsposizione Nazionale della Guerra del 1918 a Bologna, curato da Elena Rossoni, ricostruisce ora quella pagina di storia cittadina e nazionale e sigla la conclusione di quattro progetti accomunati dal tema, la Grande Guerra, e dal sostegno accordato loro dal Ministero per i beni culturali, attraverso la legge del 2001 sulla Tutela del patrimonio storico della prima guerra mondiale. Gli altri progetti riguardano la digitalizzazione e la catalogazione di 101 fotografie provenienti da un archivio «nemico», lIstituto Geografico Militare di Vienna, e per varie vicende oggi conservate nei Musei Civici di Imola, a cura di Oriana Orsi; la digitalizzazione, la catalogazione e la messa in rete (www.memofotogalvani.beniculturali.it) di 100 diapositive e 60 stereoscopie dellIstituto Minerva destinate a proiezioni didattiche e conservate al liceo Galvani, a cura di Corinna Giudici, e, infine, la schedatura delle tombe dei caduti e del grande ossario del chiostro VI della Certosa di Bologna, a cura di Mirella Cavalli, confluita nella pubblicazione Memorie della Grande Guerra. Tutti e quattro i progetti verranno presentati oggi alle 17, nellAula Gnudi della Pinacoteca (via Belle Arti 56), nellincontro dedicato a «Il fronte del ricordo. Grande Guerra, immagini, eventi, luoghi», introdotto dal soprintendente Luigi Ficacci e animato dalle curatrici con brevi relazioni corredate da immagini. Le immagini fotografiche, infatti, sono il nucleo sensibilissimo dei rispettivi interventi di restauro e conservazione, sia in quanto patrimonio storico che in quanto testimonianze esemplari delluso che di questo patrimonio si è fatto, o non si è fatto. DellEsposizione del 1918 non fu pubblicato il catalogo ma ne rimangono fotografie e articoli di stampa; il tableau vivant del ricovero alpino - con la sentinella, i cani, la slitta sotto la neve - richiama le fotografie degli accampamenti o della sinuosa linea scura degli alpini in marcia sullAdamello colti nelle diapositive conservate al Galvani. Quelle lastre di vetro costituirono un nuovo avanguardistico ausilio didattico negli anni in cui prendeva forma la propaganda del regime fascista, emendate dalla brutalità sanguinaria di un conflitto che provocò la morte di 15 milioni di persone.