L'Urbani al quale la Scuola Normale dedica un importante convegno, martedì prossimo a Pisa, non è Giuliano, il ministro, e nemmeno Carlo, il medico-martire che ha fermato la polmonite atipica. E' un eroe ancor meno noto al grande pubblico: il professor Giovanni Urbani, lo storico dell'arte che diresse a lungo l'Istituto Centrale del Restauro. Il convegno (ne scrive Bruno Zanardi a pagina 38), a dieci anni dalla morte dello studioso, sarà un'occasione di confronto sui problemi della conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico dopo il varo del Codice dei beni culturali. Insieme a un qualificato parterre di addetti ai lavori, ci sarà anche l'Urbani ministro, uno dei pochi in questo governo ad avere mantenuto qualcuno delle sue promesse. Il Codice rappresenta una buona "road map" per ridisegnare i rapporti tra Stato e regioni, pubblico e privato in un settore tanto cruciale per il paese. Anche se sulla spinosa questione del "silenzio assenso" permangono i dubbi dei costituzionalisti (a proposito, il j'accuse di Silvio Martuccelli, uscito sul Domenicale del 9 maggio, non ha ricevuto repliche dal ministero: un caso di silenzio assenso?). Ma chi farà rispettare le norme del Codice? I soprintendenti, ripete quasi a ogni comma la Magna Charta di Urbani. Provate a chiedere agli interessati: alzeranno gli occhi al cielo. Strangolato da Tremonti, il bilancio del Collegio Romano è come una coperta troppo corta: se la tiri sulla testa, lasci scoperti i piedi. E a restare al freddo sono, per l'appunto, le soprintendenze. Mentre al centro si infoltisce la schiera degli ufficiali (45 nuovi direttori generali), in periferia scarseggiano i soldati. E soprattutto i soldi. Ad Arezzo è morta tre mesi fa la titolare, Anna Maria Maetzke, quella che ci ha restituito gli affreschi di Piero e il crocifisso di Cimabue, e la sua poltrona rimane vuota. In compenso è stata annunciata, chissà perché, una nuova sede a Lucca, che dista venti km da Pisa, dove la soprintendenza c'è già. A Roma sta per andare in pensione, per raggiunti limiti di età, il bravo Adriano La Regina: un uomo colto e puntiglioso, che quando era il caso non ha esitato a litigare con Veltroni, Rutelli o Melandri. Potrebbero trattenerlo ancora per qualche anno. No: se lo lasciano scappare. E ora si teme che al suo posto vada un funzionario più malleabile, magari di nomina politica, pronto a dare il nulla osta anche a un parcheggio nei Fori Imperiali. Perché il Codice non diventi carta straccia, a presidiarlo ci devono stare le persone giuste. Il nostro patrimonio non ha tanto bisogno di neocon, quanto di paleocon, di conservatori all'antica. Gente capace di dire dei no, come Urbani Giovanni.
Beni Culturali: un Codice senza guardiani?
Martedì prossimo a Pisa si terrà un convegno sulla conservazione e valorizzazione del patrimonio artistico dopo il varo del Codice dei beni culturali. Il convegno è dedicato al professor Giovanni Urbani, storico dell'arte e direttore dell'Istituto Centrale del Restauro. Il Codice rappresenta una buona "road map" per ridisegnare i rapporti tra Stato e regioni, pubblico e privato in un settore cruciale per il paese. Tuttavia, ci sono dubbi sulla sua applicazione, in particolare sulla questione del "silenzio assenso". I soprintendenti, che hanno promesso di rispettare le norme del Codice, potrebbero non essere in grado di farlo.
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