Mosca, o cara. Sì, è stata la capitale russa la metà del week-end per i protagonisti italiani dell'affaire Vasari. Incontri, colloqui informali, trattative discrete ed off-record. Alla fine trapela poco, giusto quel tanto che l'entourage degli eredi Festari, i proprietari dell'archivio venduto o in vendita a seconda delle versioni, ritengono opportuno far sapere. Che si traduce in una frase lapidaria dell'avvocato Alberto Marchetti, il legale degli aristocratici discendenti della famiglia Rasponi Spinelli, per secoli custode di uno dei tesori del Rinascimento: «L'affare va avanti», pi o meno come la guerra di Badoglio, con l'augurio che non finisca anche stavolta in un 8 settembre. L'aereo per Mosca l'hanno preso, venerdì scorso, lo stesso Marchetti ed Enrico De Martino, l'agente immobiliare che grazie a una procura speciale del conte Giovanni Festari (morto dopo l'accordo ma prima che divenisse noto al grande pubblico il 17 ottobre) aveva firmato il 9 settembre la versione definitiva del contratto: 150 milioni di euro in cambio di un possesso dell'Archivio che assomiglia assai a una nuda proprietà: il titolo, cioè, ma senza la reale disponibilità del bene. L'altra firma sull'intesa, nella quale si riconosce esplicitamente l'esistenza di un vincolo pertinenziale che lega le carte a Casa Vasari, era quella di Vasily Stepanov, in qualità di presidente del consiglio d'amministrazione di «Ross Engineering», una delle società del gruppo «Ross». E' stato proprio lui a innescare l'intrigo internazionale con una dichiarazione al «Corriere della Sera» nella quale diceva che l'affare non si faceva più. Per la morte di quello che a suo dire era il vero acquirente, ovvero un oligarca miliardario che ha fatto i soldi con il legname, morto anche lui (secondo Stepanov) in un incidente avvenuto guardacaso proprio il 9 settembre ma di cui non si trova traccia. Sono state appunto le parole del capo di «Ross Engineering» a innescare il viaggio a Mosca di Marchetti e De Martino, il cui scopo era di rimediare a eventuali smagliature di un affare dietro il quale fonti bene informate fanno intravvedere una trama assai più complessa della vendita dell'Archivio Vasari, sia pure clamorosa per la cifra da record. Una trama fatta di soldi (tanti) e di operazioni immobiliari sull'asse Roma-Mosca. Le carte rinascimentali ne sarebbero un semplice tassello, finito nel calderone per l'amicizia fra il conte Festari e De Martino, con l'immobiliaristi che avrebbe aiutato l'aristocratico a trarsi da qualche impaccio finanziario. Di sicuro, in Russia, Marchetti e De Martino hanno visto Stepanov e altri personaggi legati alla società acquirente. Dei colloqui, però , non vogliono parlare, neppure per dire se sono serviti a schiarire l'orizzonte. E allora l'affare si fa o no? «C'è un contratto», è la replica. Se poi si dovrà andare in tribunale (quello di Mosca designato dall'accordo per le controversie) per farlo rispettare è un altro paio di maniche.
Vasari, missione a Mosca L'affare va avanti Weekend russo dell'avvocato e del procuratore dei Festari
L'affare Vasari, relativo alla vendita dell'archivio di famiglia Vasari, è stato affrontato dagli eredi Festari, i proprietari dell'archivio, e dagli immobiliaristi russi. L'avvocato Alberto Marchetti e l'agente immobiliare Enrico De Martino hanno preso un aereo per Mosca per discutere l'affare. La vendita è stata conclusa con un contratto per 150 milioni di euro, ma ci sono dubbi sulla legittimità della transazione. La società Ross Engineering, guidata da Vasily Stepanov, ha dichiarato che l'affare non si fa più, ma ciò ha innescato un viaggio a Mosca per Marchetti e De Martino.
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