Conservare, valorizzare e gestire beni culturali dimenticati e spesso del tutto sconosciuti. Beni di notevole valore storico e artistico, oltre che architettonico, giunti di generazione in generazione fino ai nostri giorni rimanendo sempre di proprietà privata e, proprio per questo, ancora più difficili da gestire. Parliamo di dimore storiche, aristocratiche e splendide ville spesso circondate da altrettanto importanti giardini, la cui conservazione è diventata pressoché proibitiva per chi le possiede. L'Adsi, associazione dimore storiche italiane, membro dell'European Historic Houses Association, ha promosso di recente un interessante convegno a Palazzo Reale interamente dedicato alle nuove norme giuridiche in materia. All'incontro hanno preso parte numerosi esperti in materia di beni culturali, tra cui l'architetto Roberto Cecchi, direttore generale per i Beni architettonici del ministero per i Beni culturali, Cettina Lanzara Calabria, presidente dell'Associazione dimore storiche campane, il professore Salvatore Settis, storico dell'arte nonché rettore della Scuola Normale Superiore di Pisa, il presidente nazionale dell'Adsi, Aldo Pezzana Capranica del Grillo, l'architetto Ugo Carughi della Soprintendenza ai Beni architettonici, e Giancarlo Alisio, docente alla facoltà di Architettura della «Federico II». «La nuova normativa espressa dal codice Urbani in materia prevede l'inserimento tra i beni culturali anche del paesaggio» spiega Alisio. E continua: «Il nuovo codice ha creato molte polemiche anche in tema di vendita dei beni storici dello Stato. Comunque, riguardo alle dimore storiche va detto che conservarle bene costa molto, poiché hanno molti vincoli e la prima richiesta da parte degli interessati è quella di uno sgravio fiscale». In Campania, in particolare, le ville vesuviane sono ben 121 e tantissimi sono anche i palazzi storici di grande pregio, sia in città sia in tutta la Regione, a versare in stato di estremo degrado.«Villa Campolieto è pubblica e, quindi, le cose lì vanno bene - dice Giancarlo Alisio-Mentre si sta cercando di rivalutare allo stesso modo Villa Bruno e Villa d'Aquino che si trovano sul "Miglio d'oro". Villa Riario Sforza è stata acquistata da Ferlaino che ne farà un albergo. Ma tutto il resto è in un contesto di assoluto degrado». Una breve e rapida panoramica dei palazzi storici presenti in città, che richiedono un aiuto concreto e urgente, vede tra i primi posti dell'elenco Palazzo Bagnara, splendida dimora seicentesca in piazza Dante, che versa in condizioni pessime mentre una più felice destinazione hanno trovato Palazzo Stromboli alla Riviera di Chiaia e il quattrocentesco Palazzo Maddaloni a San Biagio dei Librai. Ma il patrimonio campano è davvero vasto, e senza un concreto aiuto da parte dello Stato questi beni di grande interesse andranno persi per sempre. «Noi - commenta Cettina Lanzara - come associazione dimore storiche cerchiamo di tenere alta l'attenzione sulla necessità di intervenire affinché queste testimonianze architettoniche non vadano irrimediabilmente perdute».
Dimore storiche, patrimonio architettonico da salvare
L'Adsi ha promosso un convegno a Palazzo Reale per discutere delle nuove norme giuridiche in materia di beni culturali. L'architetto Roberto Cecchi ha spiegato che il nuovo codice Urbani prevede l'inserimento del paesaggio tra i beni culturali. La presidente dell'Adsi, Cettina Lanzara, ha sottolineato che le dimore storiche sono difficili da gestire a causa della loro proprietà privata. In Campania, ci sono 121 ville vesuviane e molti palazzi storici in stato di degrado. L'architetto Giancarlo Alisio ha detto che la conservazione delle dimore storiche costa molto e che è necessario uno sgravio fiscale.
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