L'occasione è di quelle liete, e venata anche dl tenerezza: Andrea Treccani, il nipote del fondatore dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, ha realizzato assieme al regista Andrea Prandstraller un documentario sul suo grande, straordinario nonno Giovanni. Immagini dell'istituto Luce, ma anche vecchie pellicole scovate in chissà quali cassetti di famiglia, per raccontare l'epopea di un industriale che come dice il presidente della Treccani Giuliano Amato «era molto di più che un mecenate». Perché un mecenate regala danaro, magari contando sul fatto di poterlo detrarre dalle tasse. Mentre Giovanni Treccani era «un imprenditore che aveva investito nella cultura», ricorda Amato. Ed ecco che l'occasione lieta e tenera di colpo diventa attualissima, perché il dibattito di questi mesi, a volte dibattito aspro, ruota proprio attorno a questo concetto: ha senso investire ancora nella cultura? In concreto: il monumentale Dizionario biografico degli italiani, nato nel 1960 e arrivato dopo mezzo secolo alla lettera «M» e al volume numero 73, deve andare avanti o deve chiudere? Franco Tatò, amministratore delegato della Treccani, pochi giorni fa era stato drastico: «E un'opera fuori dal tempo». Giuliano Amato e Tatò avevano dunque proposto di affidare la stesura delle nuove voci a studiosi volontari, che lavorassero a titolo gratuito. Non prima di aver chiuso per sempre il lemmario, bloccando così l'elenco dei nomi da inserire. Perché il Biografico, come lo chiamano con affetto gli addetti al lavori, perde 630 mila euro l'anno e vende appena duemila copie. Tullio Gregory, filosofo, accademico dei Lincei ma soprattutto uomo dell'Enciclopedia da cinquant'anni, nel raccontare l'epopea di Giovanni Treccani, ribadisce che l'istituto «non è una casa editrice, ma un ente che fa cultura». E dunque non può essere gestito con logiche economicistiche. Un'idea per la verità il professore ce l'ha, per salvare comunque il Biografico: «Basterebhe che tutti i comuni e i consolati sparsi per il mondo comprassero una copia l'anno. Si tratta di una spesa di 700 euro», E poi, ricorda Gregory, «un passivo di 600 mila euro su un bilancio di 73 milioni non è una cosa insostenibile». L'errore, secondo lui, è stato quello di non considerare fin dall'inizio che il Iitografico non era un'opera per privati cittadini, ma per le istituzioni: «lo ad esempio a casa ho 30 mila libri, sparsi in otto stanze, ma il Biografico non l'ho comprato». Una linea che Giuseppe Vacca, presidente dell'istituto Gramsci, ma anche consigliere di amministrazione della Treccani (indicato dal Monte dei Paschi di Siena), sembra condividere in pieno: «L'Enciclopedia italiana ha indubbiamente una duplice natura. Una privatistica, obbligata giustamente a finanziarsi e a trovare la propria ragion d'essere sul mercato. Penso alla Grande Enciclopedia che è in attivo, poiché viene acquistata non solo da istituzioni pubbliche o private, ma ancora da famiglie che la individuano come strumento di crescita culturale e promozione sociale. E penso a molte altre collane, tutte inattivo. Poi c'è la missione istituzionale, il perno della rielaborazione culturale nazionale, che certo non dev'essere conservativo, ma anzi deve avere una struttura enciclopedica. Qui c'è il Dizionario, una grande impresa culturale nazionale. Ma è impossibile immaginarlo in un dialogo col mercato». La sua proposta è però più complessa e diversa di quella di Gregory: «Nominare una stringata commissione composta dal governatore della Banca d'Italia, dal presidente dell'Accademia dei Lincei, da un grande intellettuale che rappresenti la vetta nel suo settore, penso a un Cesare Segre. E affidarle il compito, rispondendo al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio, di certificare il valore nazionale dì un'opera culturale destinata ad essere in perdita e quindi di legittimare un finanziamento pubblico. Può funzionare per la Treccani, ma anche per altre grandi realtà culturali, fatalmente destinate a non sostentarsi col mercato. La presenza del governatore della Banca d'italia avvalorerebbe ancora di più la sostenibilità economica dell'impresa».
Nuove proposte per il Biografico. Gregory: lo acquistino i comuni e i consolati all'estero. Vacca: un comitato per i fondi alla cultura.
Il nipote di Giovanni Treccani, Andrea Treccani, ha realizzato un documentario sul suo nonno, che è stato un imprenditore e mecenate della cultura. Il documentario è stato realizzato in occasione del dibattito sulla sostenibilità della cultura e del mercato. Il Dizionario biografico degli italiani, nato nel 1960, è stato proposto di chiudere, ma il presidente della Treccani, Giuliano Amato, ha suggerito di affidare la stesura delle nuove voci a studiosi volontari. Il filosofo Tullio Gregory ha ribadito che l'istituto non è una casa editrice, ma un ente che fa cultura e non può essere gestito con logiche economicistiche.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo