Caro Giuliano, caro Tullio, duellanti della Treccani, Amato e Gregory, si sfidano con le armi del contenzioso accademico, sullo sfondo un annoiato FrancoTatò. L'occasione è il bel documentario, Nascita di una enciclopedia, ossia la storia dell'imprenditore Giovanni Treccani, trasmesso ieri a Palazzo Mattei. Ma i duellanti rievocano una stagione lontana per dirsi molte cose sull'oggi. «Quello promosso da Gentile al principio dell'Enciclopedia Italiana», parte all'attacco Amato, «non fu altro che un call for papers che gli permise di rompere il conformismo fascista». Poi ricorda come la monumentale opera fu completata in soli otto anni, mentre «oggi ci sono dizionari che durano quasi mezzo secolo». Il riferimento al Biografico non è casuale. Gregory non batte ciglio. Con apparente distacco, lo storico della filosofia celebra la figura di Treccani presidente, che «mai si permise di intervenire nell'organizzazione del lavoro delle redazioni». Esalta lo spirito liberale e illuminista dell'Enciclopedia, il cui carattere scientifico e oggettivo fu garantito dai lavoro di quarantotto redazioni (tali erano al principio) non distratte da preoccupazioni mercantili. L'affondo finale è per quella schiera di banchieri miopi, finanzieri spregiudicati e imprenditori da lotteria che oggi non capiscono che il compito principale della Treccani è fare cultura, non profitti. «Un panorama squailido», incalza Gregory con amarezza. Tatò pare scuotersi, ma forse è solo una coincidenza.