Fondi fotocopia ottenuti da più assessorati, impegni di spesa non mantenuti, fiducia incondizionata a privati che gestivano soldi pubblici. E su tutto revisori nominati dalla Regione che controllavano in modo eufemisticamente lasco. Si sono conclusi i lavori della commissione regionale sullo scandalo del Premio Grinzane Cavour e le conclusioni cui sono arrivati i consiglieri regionali, scritte nere su bianco su una bozza di relazione finale già approvata, non sono teneri. Nemmeno con le strutture della Regione stessa. La ricostruzione dei rapporti intercorsi tra la Regione e l'associazione guidata dal patron Giuliano Soria ha scandagliato atti e finanziamenti nell'arco di oltre dieci anni. Già con la prima convenzione, stipulata nel 1996, i contributi all'associazione non erano scarsi: tre miliardi di vecchie lire. Ma è negli anni successivi, con la possibilità della Regione di offrire contributi a singoli eventi seguiti dal Grinzane, che l'associazione diventerà una vera e propria macchina da soldi. L'analisi della documentazione ha permesso di scoprire che il Grinzane movimentava circa 4,5 milioni di euro e attingeva a circa un centinaio di finanziatori tra pubblici e privati. Tra questi anche il Ministero dei Beni Culturali che, da solo, aveva stanziato 8,5 milioni di euro, dei quali 6,874 già erogati. Com'era possibile che questo fiume di denaro non fosse controllato? Come mai enti locali diversi spesso finanziavano progetti identici senza sapere l'uno dei finanziamento dell'altro? Molte critiche si sono concentrate su Vittorio Moro, il revisore dei conti nominato dal consiglio regionale nel 2003 e sempre riconfermato. Sentito in commissione il 3 aprile scorso, non ha dato una prova brillante. Il controllo dei conti era solo formale e si limitava ad appaiare, per ogni spesa sostenuta, una fattura senza mai approfondire la congruità dei costi. I due revisori non partecipavano mai alle riunioni del Cda, se non per quelli in cui si doveva decidere l'approvazione del bilancio e mai alcuna anomalia è stata rilevata. Ne sono risultati così «bilanci superficiali» che mostrano la «debolezza» delle scelte politiche dell'ente per figure delicate e importanti come quella di Moro. Altro punto critico: il Castello di Costigliole, sede del Premio. La commissione ha scoperto che la sua ristrutturazione (partita 14 anni fa e la cui fine è ancora lontana) veniva finanziata tanto dalla Regione quanto dal Ministero senza che i due enti ne fossero a conoscenza. La Soprintendenza alle Belle Arti, che controllava l'utilizzo dei fondi ministeriali, non ha mai controllato quello dei finanziamenti regionali non ritenendoli di sua competenza. Stessa cosa dicasi per i revisori dei conti. La commissione ha anche fornito una serie di correttivi: il caso Grinzane non potrà essere senza conseguenze nei meccanismi di spesa della Regione. Quindi niente più finanziamenti di progetti ad hoc a chi ha stipulato convenzioni, maggiore dialogo tra gli enti locali che affidano contributi a privati, un codice etico per le associazioni che ottengono soldi pubblici. La relazione sarà senz'altro motivo di dibattito nel prossimo consiglio regionale. Il consigliere di Rifondazione Juri Bossuto punta il dito contro la concentrazione di cartelli culturali «purtroppo ancora oggi presente», mentre per Vincenzo Chieppa (Comunisti Italiani), la relazione «forse non sottolinea alcuni temi importanti: la smisurata quantità di denaro pubblico gestito senza controllo dai dirigenti regionali» e la politica culturale inaugurata dal centrodestra, ma confermata dal centrosinistra, di sponsorizzare sempre e solo i «ras» di concentrazioni culturali e grandi eventi spot.