C'è allarme in Confartigianato per la sopravvivenza della professione del restauratore in Toscana, messa a rischio dalle disposizioni del decreto ministeriale n. 53 del 30 marzo 2009. Gli addetti delle oltre 28 mila aziende italiane di restauro, 1000 fiorentine e 2800 toscane, sarebbero minacciati da quelle norme che limitano tassativamente la qualifica di restauratore «solo si legge in una nota diffusa da Confartigianato Firenze ai diplomati dell'Istituto centrale del restauro di Roma e dell'Opificio delle Pietre dure di Firenze: un numero limitatissimo di persone, destinato ulteriormente a scemare visto il blocco delle iscrizioni stabilito, per esempio, dalla prestigiosa scuola romana». Secondo le stime dell'associazione solo 600 imprese sarebbero idonee ad ottenere l'accreditamento. Ad essere esclusi dal titolo «che è conditio sine qua non per la partecipazione ai bandi dei restauri pubblici ha commentato il consigliere nazionale di Confartigianato restauro e presidente di Confartigianato restauro Toscana e Firenze Riccardo Bianchi saranno migliaia di addetti ai lavori che esercitano da anni, in bottega, la professione, obbligandoli a rivolgersi ad una clientela esclusivamente privata che, in Toscana, ha coperto nel 2006 solo il 16 del mercato, quota enormemente diminuita nell'ultimo anno a causa della crisi economica», Non solo. Secondo il consigliere il danno maggiore è da valutare nella inevitabile scomparsa di competenze e professionalità perché «questo decreto ne spazza via generazioni e impedisce così anche a quelle future l'accesso alla professione. Tra i requisiti della normativa per il rilascio della qualifica di restauratore, in assenza del titolo di studio previsto, c'è quello di dover certificare esperienze lavorative nel campo dei beni culturali precedenti al 1993». Per evitare il peggio e per sensibilizzare le istituzioni sulle problematiche sollevate, l'associazione di categoria degli artigiani, in occasione del Salone del restauro svolto recentemente a Firenze, ha deciso di proporre un'iniziativa unitaria nei confronti del ministero dei Beni culturali al fine di redigere un documento per la modifica della normativa oggetto di discussione.