I programmi stagionali per i weekend non hanno ottenuto il successo sperato. Difficili i rapporti con i Comuni e le istituzioni culturali. Paralizzata la miniera inesauribile dei Campi Flegrei, Soprintendenze a corto di risorse, organismi regionali nel caos, amministrazioni locali insufficienti. Potrebbe assicurare ricchezza e occasioni di lavoro, l'industria dei turismo e dei monumenti. Invece degrado, polemiche, contrasti a ripetizione. Ritardi e impegni ufficiali disattesi. Nel mese di febbraio (2009) fu siglato a Roma un solenne «accordo di programma» fra ministero, Regione, Soprintendenza per affidare alla Scabec (società mista pubblico-privato creata per la valorizzazione dei beni culturali della Campania) la gestione diretta del patrimonio storico-culturale dei Campi Flegrei. «Sarà il primo esperimento del genere in campo nazionale», proclamò nel corso di un'intervista televisiva l'assessore regionale Claudio Velardi. Invece non è successo niente. Commissioni, tavoli di lavoro, esperti, megaprogetti: sono passati nove mesi e il quadro complessivo del patrimonio storico flegreo è sensibilmente peggiorato. Praticamente chiuso il magnifico museo del castello aragonese di Baia (costato quaranta miliardi alla Regione), visite a singhiozzo nel dedalo del Rione Terra e dello stadio di Antonino Pio, a Pozzuoli, sotto chiave Piscina Mirabile, Cento Camerelle, tomba di Agrippina e tanti altri monumenti dell'itinerario considerato minore dell'area flegrea. Neppure il progettino stagionale «re-tour», realizzato dalla Scabec con fondi regionali straordinari (visite guidate nei week-end dell'estate in alcuni siti archeologico di Pozzuoli e di Bacoli) è stato coronato da un particolare successo di pubblico, nonostante la novità dei pullman panoramici messi in campo dal servizio «sightseen» (costo del biglietto diciotto euro, troppi per il grosso dei turisti e dei visitatori, in particolare dei giovani). Scarsa pubblicità, mancato collegamento con le amministrazioni e le associazioni culturali locali, difficoltà, come sempre, nei rapporti con le Soprintendenze. Ora l'offerta, meglio dire la provocazione, dei giovani volontari, stanchi di aspettare decisioni risolutive dall'alto. Vedremo che effetto farà.