Una nuova area archeologica da aprire al pubblico, magari con accesso privilegiato dalla fermata della metropolitana al Colosseo: è il progetto che verrà presentato lunedì mattina al convegno organizzato, presso la Sala delle conferenze di Palazzo Massimo, dalla Soprintendenza archelogica e dal dipartimento di Scienze dell'antichità dell'università La Sapienza. Un progetto che nasce dal ritrovamento, in piazza del Colosseo, di una fontana di età augustea, che giaceva a sei metri di profondità, in corrispondenza di un'altra grande fontana di età flavia, la Meta sudans, i cui ruderi erano ancora in piedi prima della costruzione di via dei Fori Imperiali. Ed è appunto per riportare alla luce e restaurare le strutture della Meta che la Soprintendenza decide di iniziare gli scavi nell'area, all'inizio del 2001. Finanziati dalla Fondazione Bnc con 300 mila euro, a cui ne vengono aggiunti 46 mila nel 2003, i lavori cambiano direzione quando agli occhi degli archeologi appare un'altra fontana, più piccola della Meta e molto più antica. «L'abbiamo chiamata la swatch, perché ha la forma di un orologio col cinturino», scherza Rossetta Rea, archeologa della Soprintendenza. La fontana infatti ha una forma rettangolare, con un cerchio al centro, da cui partiva un cono alto circa 16 metri. La struttura di base era in tufo, ma il cono, destinato a far zampillare l'acqua, era in origine rivestito di travertino, mentre la vasca era ricoperta di marmi. La struttura, che fu bruciata nell'incendio neroniano del 64 d.C., rappresenta un monumento di rilevanza eccezionale per gli studiosi, sia per quanto riguarda il piano urbanistico-topografico, sia per quello architettonico e simbolico. Posta sulla via delle cerimonie ufficiali; la fontana coincide infatti con il punto di incontro di quattro delle quattordici regioni in cui Augusto aveva diviso la città nel 7 a.C. e rappresenta il vertice principale dell'intera organizzazione urbana. La costruzione sembra inoltre insistere su uno dei quattro angoli del perimetro sacro della città di Romolo e fronteggia un santuario che per la sua antichità è forse identificabile con le Curiae veteres, la cui costruzione era attribuita a Romolo. La vicinanza dell'edificio con la casa natale di Augusto arricchiva ulteriormente il luogo di valori carismatici: si possono spiegare così sia la scelta da parte di Augusto di questo sito come punto centrale della sua riforma amministrativa, sia la ricostruzione della Meta sudans di cui sono autori i Flavi, i quali, cancellando gli interventi neroniani, di Augusto si atteggiavano a eredi. Nel corso del convegno, che sarà introdotto dal soprintendente Adriano La Regina, verranno discusse le ipotesi di sistemazione dell'area. «L'idea - anticipa Rossella Rea - è di rendere fruibile sia il livello della Meta sia quello della fontana più antica. Ma si pensa di riportare alla luce anche altri monumenti nascosti sotto l'area intorno alle fontane». Un'area che si estende dal Colosseo fino alla base dell'Arco di Costantino e che cela le gradinate di un tempio di epoca giulio claudia. Conosciute da tempo dagli archeologi, sono state ricoperte con quelle che i tecnici chiamano i «cestoni», ovvero contenitori di materiale leggero che possono essere rimossi in pochi minuti con una gru.