Quasi mezzo millennio fa la Loggia dell'Orcagna fu invasa dai Lanzichenecchi, soldataglia tedesca al soldo dell'imperatore Carlo V; non a caso è stata rinbattezzata Loggia de' Lanzi. Oggi un... tedesco, salverà una delle pi famose sculture presenti proprio in quella storica loggia di Firenze: il Ratto delle Sabine. Il tedesco in questione è un prodotto chimico (il Vaker29O, chimicamente noto come polisilassano) che, non appena il Ministero della Cultura avrà dato l'ok, verrà steso su tutta la superficie del gruppo per proteggerlo. Ci eviterà, come già anticipato su queste colonne, che l'opera del Giambologna venga musealizzata. La notizia è stata confermata ieri durante l'ultimo giorno del Salone dell'arte e del restauro' che si è svolto alla Stazione Leopolda di Firenze. La manifestazione, organizzata dall'associazione no profit ISTUR-CI Culture Heritage Tourism (e in particolare da Elena Amodei e Franco Sottani) è stata un successo (oltre 2Omila presenze) e nel corso dell'incontro dal titolo «Monitoraggb dei trattamenti protettivi sul Ratto delle Sabine del Giambologna», la soprintendente Cristina Acidini ha annunciato: «Il Ratto delle Sabine del Giambologna resti sotto la Loggia dei Lanzi, in piazza della Signoria. La proposta è al vaglio del Mibac che dovrà pronunciarsi in merito. Dopo anni di studi e di analisi è quindi accantonata, per ora, l'ipotesi di ricoverare in un luogo chiuso (Galleria dell'Accademia o Uffizi) - il complesso scultoreo per proteggerlo dai danni che possono arrecargli, in particolare, vento e pioggia, oltre che gli agenti inquinanti. Il Ratto delle Sabine, così come indica la proposta della soprintendenza, sarà trattato con il prodotto - ha spiegato Acidini - da noi individuato che offre le maggiori garanzie di protezione e, nel contempo, il minorviraggio cromatico». Nel frattempo, naturalmente, il monitoraggb». Digitalizzazione - Sempre ieri, nell'ambito del Salone, è stato presentato il progetto di digitalizzazione dell'archivio fotografico dell'Opificio delle Pietre Dure, grazie al contributo dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze. In quest'ambito, sono stati sottolineati da un lato il grande lavoro dell'Opificio per aiutare l'Abruzzo terremotato a salvare i suoi capolavori (una trentina di tecnici sono da mesi in loco), dall'altro una donazione, quasi conclusa, di centinaia di scatti a colori che immortalano il salvataggio e poi il restauro del Crocifisso di Cimabue della chiesa di Santa Croce.