Quando a Foligno è stata inaugurata la chiesa a forma di cubo progettata da Massimiliano FuKsas, i cittadini umbri hanno tempestato il web di messaggi per protestare contro l'opera, da alcuni considerata tra gli edifici più brutti d'Italia. Quel caso ha permesso che fra critici e architetti si aprisse un dibattito, di cui ha dato conto su queste pagine Caterina Maniaci qualche tempo fa. Ora la questione viene sollevata nientemeno che di fronte a Papa Benedetto XVI, tramite un appello che sarà reso pubblico il prossimo 4 novembre, in previsione dell'incontro con gli artisti provenienti da tutto il mondo che si terrà il 21 del mese. Il documento sta ancora circolando fra gli esperti, ma finora pare abbia raccolto adesioni importanti. Per esempio quella dello scrittore Martin Mosebach, autore di Eresia dell'informe, del giornalista Sandro Magister, dell'architetto Ciro Iomonte, del filosofo Enrico Maria Redaeffi. Lì ancora compaiono lo storico Patti Badde (corrispondente del giornale Die Welt), il filologo Francesco Colafemmina, il teologo Michele Loconsole e l'editore Manuel Grillo. Strutture poco amate dai fedeli. Il fatto è che molte delle nuove chiese - come quella di Dio Padre Misericordioso nel quartiere di Tor Tre Teste a Roma, quella di San Giovaiini Rotondo progettata da Renzo Piano o quella di Gesù Redentore a Modena ideata da Mauro Galantino - non spiccano per bellezza e, soprattutto, non sono amate dai fedeli. «Vediamo crescere di giorno in giorno edifici sacri spogliati del sacro e costruiti senza alcuna cognizione della liturgia, ma modellati sul funzionalismo o sull'estro inconsulto e arbitrario dell'architetto creatore», recita l'appello. «Vediamo le nostre chiese pullulare di immagini e simbolismi pi genericamente religiosi, ma che non illustrano alcuna realtà genuinamente cattolica». Secondo gli estensori, «l'arte e l'architettura sacre oggi non sembrano favorire l'incontro dolce e vivificante,, con Dio, ma piottosto «ostacolano e pervertono costantemente». Di chi è la responsabilità se i credenti si devono raccogliere in edifici orrendi? Non solo degli architetti che li progettano, ma anche di chi commissiona le opere. Ecco che, su questo punto, l'appello fa riferimento al Discorso intorno alle immagini sacre e profane del cardinal Gabriele Paleotti, risalente al 1582, secondo il quale «gli abusi non sono tanto da ascrivere agli errori che gli artisti commettono nel dar forma alle immagini, quanto piuttosto agli en'ori dei signori che le comniissionano e che trascurano di commissionarle come si dovrebbe: essi sono le vere cause degli abusi, in quanto gli artisti non fanno che seguire le loro indicazioni». Insomma, anche i committenti si fanno spesso incantare dalle sirene della moda, motivo per cui si affidano ad archistar come Masshniiano Fuksas o Renzo Piano, forse senza pensare che i trend passano ma l eopere restano. «L'opera artistica e architettonica», scrivono Lomonte e gli altri, «a differenza della liturgia, permane anche dopo la conclusione della liturgia stessa. Essa ha perci il compito aggiuntivo di essere eco della liturgia, una volta che questa sia terminata. Pertanto la decorazione della chiesa e la sua struttura architettonica debbono rivendicare una inalieiiahile funzione pedagogica e protrettica verso la fedeltà al messaggio evangelico e liturgico». Il sito Internet per le adesioni. Dunque basta con le chiese che assomigliano a capannoni o cubi di cemento, meglio qualcosa di più semplice, che però si adatti al ruolo che gli edifici sacri devono svolgere. Il documento, come dicevamo, sarà disponibile online dal prosshno 4 novembre sul sito internet www.appelloalpapa .blogspot.com. Per aderire, invece, basta scrivere una email all'indirizzo appelloalpapagmail.com. Chissà che Benedetto XVI non decida di prendere personalmente in mano la questione.