Settantaduemila metri cubi di cemento incombono sull'area verde del Fosso della Cecchignola, nel pianoro di Colle della Strega. «Sopravvissuti» allo sviluppo selvaggio del Laurentino, gli abitanti del quartiere Giuliano Dalmata e di Colle di Mezzo temono così di veder sparire sotto una colata di cemento anche l'ultimo residuo di verde della zona, corridoio biologico con il parco dell'Appia Antica. Riuniti in Associazione, le loro speranze sono affidate alla Conferenza dei servizi che deve dare o meno disco verde alle ruspe. Già una riunione si è chiusa con un nulla di fatto, la prossima dovrebbe essere mercoledì 23 giugno. Su posizioni opposte ancora una volta, da una parte il soprintendente ai beni archeologici Adriano La Regina, dall'altra l'assessore capitolino all'urbanistica Roberto Morassut: se La Regina richiama ai valori dei vincoli paesistici cui è sottoposto Colle della Strega, Morassut ne fa una questione, per così dire, metrica: «l'operazione è legittima sotto tutti i punti di vista, i vincoli vengono rispettati, impongono infatti che non si possa edificare a una distanza dal fosso minore di 50 metri e questa distanza nel progetto presentato è rispettata». Ironia della sorte, lo scontro avviene proprio su uno dei tanti progetti nati come programmi di «recupero» delle aree degradate (o articoli 11, dal numero del decreto legislativo a cui ci si riferisce). In realtà, come dicono gli abitanti (ma anche le quotazioni immobiliari) l'intera zona è tutto meno che degradata: così, nato per portare nel non vicinissimo Laurentino 38 servizi ed opere necessarie alla collettività (tra cui la ristrutturazione dei famigerati «ponti»), il progetto in questione è invece visto dagli abitanti della zona come una sorta di cavallo di Troia per una speculazione immobiliare vera e propria. Alle famiglie del Laurentino qualche servizio in più, ai costruttori privati aree di buon valore commerciale. Così tra sit-in, bombardamento di email nei confronti dei mass media, un sito Internet aggiornato in tempo reale (www.colledellastrega.tripod.com), la rivolta si è allargata all'intero quartiere con l'appoggio di Italia Nostra, Verdi, Verdi ambiente e società. «È l'esempio tipico di come gli strumenti urbanistici vengano stravolti divenendo di fatto una sorta di delega in bianco ai privati» protesta Massimiliano Di Gioia, Presidente dell'associazione Colle della Strega: «Il progetto in questione è l'unico arrivato fuori termine rispetto alla data della scadenza del bando, oltre 40 giorni dopo la chiusura dei termini di legge; l'unico per il quale si sia espresso parere di inammissibilità dalla Sovrintendenza Archeologica; l'unico che vede abbattersi una colata di cemento su un'area vincolata dalla legge Galasso, dal piano Territoriale paesistico regionale e dall'Acea». L'associazione ha già provveduto a consegnare esposti e diffide alle autorità competenti ed a depositare un ricorso al Tar del Lazio. Infine il 3 giugno 2004 è stata depositata interrogazione urgente alla Regione Lazio dal consigliere Bonelli con la quale si richiede l'annullamento del provvedimento.
Cemento sul Colle della Strega
Settantaduemila metri cubi di cemento sono stati posizionati sull'area verde del Fosso della Cecchignola, nel quartiere Giuliano Dalmata. Gli abitanti del quartiere e di Colle di Mezzo temono che la colata di cemento spazzerebbe via l'ultimo residuo di verde della zona. L'Associazione Colle della Strega ha richiesto la Conferenza dei servizi per dare un'opinione sul progetto. Il soprintendente ai beni archeologici Adriano La Regina sostiene che il progetto è legittimo, mentre l'assessore capitolino all'urbanistica Roberto Morassut sostiene che la distanza tra la costruzione e il fosso è rispettata.
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