Forse funziona proprio così: le grandi civiltà a poco a poco declinano e ad esse se ne sostituiscono altre facendo il giro del mondo in senso orario. Siamo arrivati al turno dell'Italia. Agli inizi del '900 erano gli egiziani che vendevano i loro tesori alle potenze europee che oggi li espongono orgogliosi nei loro musei. Senonché gli egiziani o anche i greci hanno deciso di far diventare le leggi attuali retroattive e quindi esigono che i tesori vengano restituiti. Pretesa legittima ma bizzara. La storia purtroppo non si può riazzerare e certi errori non si possono correggere. Anche l'Italia vuole dal Getty Museum di Los Angeles o dal Metropolitan di New York qualche opera indietro. Sorprende quindi che si prenda anche in considerazione l'idea che l'archivio del Vasari possa andare nelle mani dei russi. Nonostante appartenga a dei privati fa parte del patrimonio culturale del nostro Paese e non si capisce nemmeno come si possa essere arrivati anche ad un pur iniziale transazione. Immaginate che la collezione Dora Pamphili a Roma venisse venduta all'Emiro del Quatar o anche si discutesse di farlo. Impossibile. Eppure siamo addirittura arrivati alle vie legali fra gli eredi e il Comune di Arezzo. Se l'archivio del Vasari finisse davvero nelle mani dei russi in un ipotetico e fantascientifico scenario voglio sperare che il ministro Bondi se non addirittura il nostro primo ministro apra immediatamente un contenzioso con l'amico Putin richiedendo l'archivio indietro pena la chiusura dell'ambasciata russa a Roma. A meno che la lunga permanenza a Mosca del Cavaliere non sia dovuta proprio al prolungarsi delle contrattazioni affinché l'archivio finisse nelle mani di qualche oligarca, che per altro non si capisce cosa se ne faccia. Come se Benetton volesse acquisire l'archivio di Dostojewski. Abbiamo parlato prima del Museo Getty di Los Angeles, un' istituzione che ha acquisito in passato importantissimi archivi, alcuni dei quali purtroppo anche dall'Italia. Ecco, quello che manca nel nostro Paese è forse proprio una grande fondazione pubblica o privata capace di raccogliere, proteggere, conservare e valorizzare i tantissimi archivi che qui ci sono, molti ancora in mani private, e che rischiano di predere il volo per distrazione, avidità, lassismo burocratico o semplice non curanza. Anziché sprecare energie in estenuanti polemiche, spesso dopo che i buoi sono scappati dalla stalla, sarebbe opportuno impegnarsi a livello, comunale, regionale e nazionale affinché una Fondazione degli Archivi d'Italia possa diventare una realtà. Un grande centro che insieme al patrimonio di documenti crei una programmazione affinché questi documenti diventino accessibili e tornino ad essere vivi. Nessuno si sarebbe mai sognato che un giorno l'archivio Vasari avrebbe rischiato di uscire dall'Italia. Ma da noi la realtà spesso supera la fantasia, peraltro recentemente molto in ribasso. Perché allora non fantasticare in modo positivo immaginando un Getty italiano anche sulle colline attorno a Firenze?