È contesa tra studiosi su chi avrebbe individuato per primo, grazie ad analisi all'avanguardia, l'autoritratto di Caravaggio raffigurato all'interno della brocca dipinta sul celebre Bacco, opera conservata agli Uffizi. Dopo l'annuncio dato nei giorni scorsi da Art-Test, che rivendicava la «scoperta», ieri l'Opificio delle pietre dure e il Cnr riferiscono che «il ritrovamento diagnostico era già stato documentato» dall'Opificio stesso e dall'Istituto nazionale di ottica applicata (Inoa) del Cnr. Era stato «visto», afferma l'Opificio, attraverso «l'innovativa strumentazione ottica (scanner Multi Nir) messa a disposizione dall'Inoa-Cnr di Firenze nell'ambito di un progetto congiunto, avviato nel 2006 e finalizzato alla ricerca dell'underdrawing di Caravaggio». «L'immagine e la relativa documentazione - scrivono Cecilia Frosinini e Roberto Bellucci dell'Opificio e Luca Pezzati dell'Inoa-Cnr in una nota - sono state presentate a un importante convegno internazionale che riuniva gli esperti dei laboratori di restauro più importanti del mondo, tenutosi a Londra in settembre, i cui atti sono in corso di stampa». La conferenza presentata a Londra da Frosinini, Bellucci e Pezzati «verteva - scrivono i tre ricercatori - su una più ampia serie di scoperte relative alla tecnica artistica di Caravaggio e, in particolare, al rinvenimento di vari esempi di underdrawing, di cui la presentazione della testina riflessa (peraltro parzialmente visibile anche a occhio nudo) era solo un dettaglio curioso». I risultati dello studio su Caravaggio saranno presto a disposizione della comunità scientifica.