Agrigento PRIMA PER MAFIA Alla città siciliana il poco onorevole primato di tutto il sud Italia. Ma arriva una proposta di legge che potrebbe cambiare la storia del pizzo. Da una vittima di ripetuti atti intimidatori e da «Libere terre» la richiesta di una polizza assicurativa pagata dallo Stato per rompere il circolo vizioso Con il recente sequestro dei beni di Roberto Travali - 40 anni, condannato a 8 di reclusione per associazione mafiosa - sale a mezzo miliardo di euro il capitale requisito alla mafia agrigentina sino al 30 settembre dell'anno in corso. Con questo provvedimento, disposto dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Agrigento appena due settimane fa, i giudici hanno requisito un appartamento alla periferia della città, composto da sette vani, e un appezzamento di terreno di dieci are perché ritenuti frutto di attività illecite. I magistrati si sono dovuti occupare di almeno un sequestro ogni mese. Lo scorso agosto, a conclusione di indagini patrimoniali e bancarie disposte dalla Dda di Palermo, è stato disposto il sequestro di beni per un valore di 500 mila euro a un imprenditore edile di Grotte (un piccolo centro agricolo dell'agrigentino) Giuseppe Carlisi, 39 anni. Tra i beni sequestrati, tre appezzamenti di terreno e un fabbricato, nonchè una società in accomandita semplice, con relativo complesso dei beni aziendali, esercente l'attività di commercio all'ingrosso di manufatti in cemento e materiali edili, tutti con sede a Grotte. Il primo provvedimento dell'anno risale al 28 febbraio scorso. La direzione investigativa antimafia ha sequestrato quel giorno 400 milioni di euro di beni a Rosario Cascio, 74 anni, imprenditore originario di Santa Margherita Belice. Il sequestro riguarda immobili, conti correnti, automezzi e tre società operanti nel settore del commercio delle macchine agricole, del movimento terra e delle costruzioni. Il 13 marzo la Dia ha sequestrato beni per oltre un milione di euro all'imprenditore di Ribera Biagio Smeraglia, 46 anni, indagato perché con la sua attività imprenditoriale edilizia e di movimento terra, sarebbe stato prestanome nell'interesse della famiglia Capizzi di Ribera, legata al capomafia della provincia agrigentina Giuseppe Falsone. Il 28 aprile i finanzieri hanno sequestrato beni per circa 30 milioni di euro riconducibili a Giuseppe Stracuzzi, 71 anni, e a suo figlio, Angelo Stracuzzi di 41 anni, di Licata. In quella occasione sono stati sottoposti a sequestro preventivo quote societarie e beni di 7 diverse società, 2 imprese, conti correnti e dossier titoli, 146 unità immobiliari, di cui 27 fabbricati (estesi mq. 4.690), 88 appezzamenti di terreno e 31 lotti edificabili per complessivi 872.559 metri quadri, 3 capannoni industriali, 57 automezzi tra cui autocarri, escavatori, pale meccaniche e 3 Mercedes, una cava di sabbia e pietrisco e un impianto di calcestruzzo. La guardia di finanza di Agrigento, il sette maggio, in esecuzione di due distinti provvedimenti di sequestro emessi dalla prima sezione penale del tribunale di Agrigento, ha congelato beni mobili, immobili e aziende per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro, riconducibili a Giuseppe Iacono, 73 anni e a suo figlio Calogero di 34 anni, di Realmonte. Nel corso dell'operazione, i finanzieri hanno sottoposto a sequestro dodici appezzamenti di terreno, quattro fabbricati e tre aziende agricole e di allevamento di ovo-caprini, con rispettivi locali aziendali, attrezzature, stalle, e oltre 300 capi di bestiame. L'otto giugno scorso i giudici della speciale sezione Misure di prevenzione di Agrigento hanno ordinato il sequestro di un appartamento stimato in 70 mila euro a Carmelo Infantino, 33 anni, di Giardina Gallotti, frazione di Agrigento, che era stato condannato a 7 anni e 6 mesi di reclusione per associazione mafiosa ed estorsione. Il Censis di recente ha indicato Agrigento come la provincia con il tasso mafioso più alto del Sud Italia. È quanto si sostiene in una relazione diffusa in questi giorni dal Censis (Centro studi investimenti sociali) che ha consegnato al presidente della Commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Pisanu, il rapporto sul condizionamento delle mafie al Sud. Tra gli indicatori serviti agli studiosi per stilare la classifica ci sono i beni confiscati ai clan. Risulta che in provincia di Agrigento, 37 comuni, pari all'86 per cento, avrebbero un elemento di criticità. Ma proprio da Agrigento arriva una proposta di legge che potrebbe cambiare la storia del pizzo. Ignazio Cutrò, l'imprenditore di Bivona (centro montano nel cuore della provincia), vittima negli ultimi anni di una serie di atti intimidatori, ha presentato, insieme all'associazione Libere terre una proposta di legge per l'istituzione di una polizza assicurativa a costo zero (perché a carico dello Stato) sui beni personali e aziendali delle vittime di intimidazioni mafiose. «Lo Stato deve far sentire il suo peso in maniera ancora più forte nella lotta contro la mafia - ha spiegato l'imprenditore Cutrò - Assicurando i beni dei commercianti, degli artigiani, degli imprenditori taglieggiati, aiuterà la ribellione contro la mafia perché tale impegno consentirebbe alle vittime del racket di sentirsi protetti e garantiti, spingendoli a un'immediata denuncia nei confronti dell'estortore». La proposta di legge prevede che la copertura assicurativa garantisca il risarcimento totale di tutti i beni danneggiati o distrutti in un contesto di tentativo di estorsione, imposizione di pizzo, richieste di vario genere in danno di imprenditori, aziende, professionisti o operatori economici in genere. Lo Stato prenderebbe in considerazione solo le domande di quanti, subendo tali danni, informeranno gli organi inquirenti in modo completo sulla richiesta estortiva che hanno subito, fornendo ogni notizia davvero utile a identificare i malviventi. Le informazioni richieste dalla magistratura dovranno essere riferite in un'unica soluzione, senza omissioni o reticenze. Il mancato rispetto di tale obbligo, oltre alle altre sanzioni di carattere penale, comporterà l'immediata revoca della copertura assicurativa e il recupero di tutti i premi assicurativi già pagati dallo Stato. Secondo l'imprenditore Cutrò (che alcuni giorni fa ha ritrovato vicino alla sua abitazione una croce formata da ceri) «lasciare nelle mani dei mafiosi la minaccia della distruzione dei beni personali e aziendali della vittima, espone alla paura chi è intimidito. Bisogna pertanto trovare una soluzione per rendere inefficace quest'arma mortale».
AGRIGENTO - 500 MILIONI DI EURO SEQUESTRATI
In provincia di Agrigento, la mafia ha sequestrato beni per un valore di oltre mezzo miliardo di euro. Tra i sequestri, un appartamento e un appezzamento di terreno di un imprenditore edile, un imprenditore di commercio all'ingrosso di manufatti in cemento e materiali edili, un imprenditore di movimento terra e un imprenditore di costruzioni. La guardia di finanza ha congelato beni mobili, immobili e aziende per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro. La provincia di Agrigento è stata indicata come la provincia con il tasso mafioso più alto del Sud Italia.
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