BUTTAPIETRA. La proposta del primo cittadino affondata da un'alleanza trasversale. Giacopuzzi chiede che si dimetta Quattro fedeli al sindaco votano con l'opposizione Lollato poi dice: «Ho sbagliato ad alzare la mano» Ma passano gli ampliamenti senza alcun limite La maggioranza si spacca sul "piano casa". La proposta del sindaco, Gian Paolo Pighi, di porre limiti agli ampliamenti di abitazioni e capannoni, è stata bocciata, venerdì sera in Consiglio, da alcuni sostenitori della giunta e da tutta la minoranza. L'assemblea, durata più di due ore, era stata convocata unicamente per il piano, voluto dalla Regione, per rilancio dell'edilizia locale. I consiglieri Pierluigi Visentini, Stefano Gregorotti, Antonio Lollato e l'assessore Emanuele Mazzotta, hanno votato assieme ai quattro esponenti dell'opposizione un emendamento, proposto da Gregorotti della maggioranza e dal leghista Renzo Giacopuzzi della minoranza, che recepisce in modo integrale la norma regionale, senza aggiungervi alcun vincolo. Con un'unica eccezione, quella di osservare la «distanza minima di 5 metri dai confini in caso di ampliamento in pianta degli edifici». Dopo il voto, uno solo dei quattro esponenti di maggioranza, Lollato, ha dichiarato di aver sbagliato ad alzare la mano: «Pensavo che si votasse solo l'emendamento, non la delibera». Il risultato è stato comunque ritenuto regolare dal sindaco e dal segretario comunale. Gli altri sei componenti della maggioranza, tra cui lo stesso Pighi e il vicesindaco, Rosanna Mazzi, hanno votato contro la modifica sostanziale del provvedimento. Loro preferivano quanto stabilito nella relazione preparata dall'ufficio edilizia privata del Comune. La bocciatura ha spiazzato il primo cittadino che, fino a quel momento, aveva permesso ai consiglieri di confrontarsi con Marco Bottacini, responsabile dell'urbanistica, per integrare il testo. L'assemblea, prima della ratifica, era stata pure sospesa per una decina di minuti, allo scopo di fare il punto sulle perplessità emerse nel dibattito, tra cui l'opportunità di escludere dal piano gli edifici di «interesse storico, ambientale e rurale». Al ritorno in aula, oltre all'emendamento di Gregorotti e Giacopuzzi, ne sono stati depositati altri due. Il primo, di Conti, prevedeva che venisse specificata l'altezza massima raggiungibile per case e capannoni. Martino Soave, della maggioranza, aveva invece chiesto di mantenere «più uniformi possibili» le sagome delle residenze da ampliare. L'approvazione del testo di Gregorotti e Giacopuzzi li ha superati entrambi. Dopo il voto, Pighi si è lasciato sfuggire un commento: «A questo punto potevamo evitare di venire a discutere in Consiglio, abbiamo perso un mese per preparare questo provvedimento. Il vincolo sui beni culturali censiti l'avrei lasciato». Fuori dall'aula, Gregorotti e Giacopuzzi, non hanno nascosto la loro soddisfazione. Gregorotti ha spiegato: «Penso che il nostro sia l'unico Comune del Veneto ad aver recepito il "piano casa" integralmente, senza porre dei paletti. Del resto la legge è stato voluta dal Popolo della libertà (Pdl) per togliere i vincoli burocratici. Invierò copia del provvedimento agli assessori regionali Renzo Marangon e Massimo Giorgetti, firmatari della legge». Giacopuzzi ha detto: «Il sindaco deve prendere atto che la sua maggioranza è divisa. È un fatto negativo che sia stato battuto in assemblea. Deve dimettersi».
Pasticcio nella maggioranza. Il voto sul piano casa la divide
La proposta del sindaco Gian Paolo Pighi di porre limiti agli ampliamenti di abitazioni e capannoni è stata bocciata in Consiglio comunale. La maggioranza si è divisa, con alcuni consiglieri che hanno votato con l'opposizione. La norma regionale, voluta dal Popolo della libertà, prevede la recezione integrale del "piano casa" senza aggiungere vincoli. La bocciatura ha spiazzato il sindaco, che aveva permesso ai consiglieri di confrontarsi con Marco Bottacini per integrare il testo.
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