L'anniversario Il presidente in collegamento dal Quirinale Napolitano ricorda Paolo Grassi al concerto della Verdi «Caro Napolitano di nome e di fatto». Si rivolgeva così Paolo Grassi nel marzo del 1943 a chi sarebbe diventato presidente della Repubblica 63 anni dopo. A svelarlo è lo stesso Giorgio Napolitano nel suo personalissimo ricordo dello storico fondatore del Piccolo Teatro. Un giovane sottotenente e uno studente di belle speranze, amanti delle letture, dello studio, che intrecciano una fitta corrispondenza sul tema a loro più caro: il teatro. Auditorium Verdi. Novant'anni dalla nascita di Paolo Grassi. La sala è piena. In programma c'è la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi. Ma prima che il maestro Xian Zhang impugni la bacchetta, il capo dello Stato si collega in video con il teatro. Lo accoglie un lungo applauso. Sollecitato dal direttore de il Corriere della Sera , Ferruccio de Bortoli, Napolitano racconta il suo Grassi. La lunga amicizia, i moniti del più anziano (Grassi aveva 24 anni) al più giovane (Napolitano aveva 18 anni), le collaborazioni teatrali. Ma è soprattutto l'occasione per fare il punto sulla cultura italiana. «Deve essere considerata parte essenziale della nostra identità nazionale e del nostro prestigio istituzionale». Il giudizio, però non è positivo. «Credo che ciò che manca in Italia attacca Napolitano sia il clima di sinergia tra istituzioni culturali, un clima di rispetto reciproco e di apertura. Non voglio parlare di tolleranza perché mi sembra eccessivo e va bene per i rapporti tra le religioni». Un clima incarnato invece dalla figura di Grassi, grande mediatore e «figura di raccordo » come ha ricordato de Bortoli. Anche in un periodo segnato storicamente dalle grandi contrapposizioni ideologiche. «Forse allora continua Napolitano c'era minore contrapposizione e c'era grande cultura perché c'era sinergia e Milano è stata grande proprio perché in quel clima c'è stato il Piccolo Teatro, la Scala, le librerie, le case editrici, i centri culturali: c'era la città...». Non che fosse tutto rose e fiori. Ogni volta che andava in scena Brecht scoppiava la rivoluzione. «Ma anche in quei casi prevaleva sempre la qualità culturale». La qualità. Un tema caldo, soprattutto quando la qualità si deve coniugare con la crisi economica, con i tagli. «I sacrifici sono imperativi per un Paese che ha un debito elevato accumulato nei decenni » ricorda Napolitano. Anche la cultura deve farsene carico. La ricetta del capo dello Stato è semplice: «Bisogna informare dove è necessario e aprire a pubblici più vasti e a forme di fruizione più larghe. Ritengo si possa discutere di una razionalizzazione dei conti dello spettacolo. Il problema è ripartire i costi di un allestimento su un pubblico più ampio». È possibile? Sì, ricorda il presidente: come ha dimostrato la tournée della Scala a Tokio. Il segreto è quello scritto nelle ultime righe della lettera di Grassi a Napolitano: «Studiare, leggere perché altrimenti tutto è inutile ». Maurizio Giannattasio
MILANO All'Italia manca sinergia tra le istituzioni culturali
Il presidente Giorgio Napolitano ha ricordato Paolo Grassi, fondatore del Piccolo Teatro, in un concerto di Verdi a Milano. Napolitano ha raccontato la sua lunga amicizia con Grassi e le loro collaborazioni teatrali. Ha anche parlato della cultura italiana, affermando che deve essere considerata parte essenziale della nostra identità nazionale e del nostro prestigio istituzionale. Tuttavia, Napolitano ha espresso una visione critica sulla cultura italiana attuale, affermando che manca di clima di sinergia tra istituzioni culturali e che ci sono troppi tagli e sacrifici. Ha proposto una "razionalizzazione dei conti dello spettacolo" e ha citato l'esempio della tournée della Scala a Tokio come possibile soluzione.
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