I NOSTRI SOLDI. L'istituto guidato da Paolo Biasi ha approvato il documento programmatico di previsione: raddoppiano le risorse a disposizione del territorio Mentre Palazzo Barbieri fa i conti con il piano di vendite che porterà il 30- 40 in meno, la Fondazione stanzia 130 milioni per il 2010 Una boccata d'ossigeno per il recupero di beni culturali e per i progetti sociali e sanitari della città. Il Consiglio generale della Fondazione Cariverona ha approvato il documento programmatico previsionale per il 2010, che stanzia per l'attività istituzionale 130 milioni, rispetto ai 59,7 del 2009. Il Documento (che sarà presentato alle comunità locali la prossima settimana) prevede di stanziare denaro per interventi nelle cinque province in cui opera Cariverona, cioè Verona, Vicenza, Belluno, Ancona e Mantova. Ma di norma circa metà dei soldi stanziati cade nel territorio veronese. Sarà un po' di manna dal cielo, per il Comune, se si considera che, nonostante qualche buon colpo sia già stato messo a segno (Bar Borsa e Palazzo Gobetti sono già stati venduti) la maxioperazione di vendita di palazzi storici ed edifici comunali messa in cantiere dal Comune di Verona un anno e mezzo fa, rischia di portare alla fine molto meno dei 130 milioni sperati. Se si conferma la tendenza delle poche vendite realizzate, il rischio è quello di ottenere il 30-40 per cento in meno. Il «nodo» Palazzo Forti, con la sollevazione contro la vendita e varie vicende giudiziarie, ma messo a rischio l'intera operazione. Nel frattempo il palazzo (ma non la Galleria d'arte moderna, che resterà del Comune) è andato al centro di una trattativa di permuta fra Comune, da una parte, e Fondazione Cariverona, Cattolica Assicurazioni e Banco Popolare di Verona dall'altra, con l'area dell'ex mercato in origine destinata al polo finanziario, pagata al Comune 40 milioni. Il valore di Palazzo Forti si aggira sui 39 milioni, anche se Cariverona tira giù. A trattare con Cariverona, presieduta da Paolo Biasi, in questo momento è in particolare il sindaco Flavio Tosi. C'è poi Palazzo Pompei, la sede principale del museo di Storia naturale, il cui valore ipotetico si aggira sui 20 milioni. Se queste operazioni dovessero andare in porto, però, è realistico attendersi che non porteranno tutti i soldi sperati dal Comune. Il quale, con operazioni seguite in particolare dall'assessore al patrimonio Daniele Polato, soldi in saccoccia ne ha comunque messi via, pur magari sperando in qualcosa di più. Palazzo Gobetti, la seconda sede (in corso Cavour) del museo di Storia naturale, è stato comprato da un'azienda di San Martino Buon Albergo a 6,4 milioni, dai 10 di valore stimato. Il Bar Borsa, in corso Porta Nuova, ha portato 4,8 milioni. L'ex convento San Domenico, valore circa 12 milioni, è destinato a pagare in parte il progetto per costruire il parcheggio all'ex gasometro. Anche se, comunque, il complesso verrà messo all'asta, assicura l'assessore Polato. Hanno portato un po' di soldi le vendite della caserma Principe Eugenio a Cariverona (3,2 milioni), del terzo lotto del Prusst all'Ater (3,5), di aree edificabili all'azienda Sarmar Valdadige (6), di un lotto di Casa Pozza a San Martino Buon Albergo (5,5), più un altro milione e mezzo da vendite minori. Altri quattro entreranno dalla vendita di aree vicino alla Fiera, che le comprerà. Quanto al Palazzo del Capitanio, Polato traccia un percorso possibile: «Stiamo valutando con gli uffici tecnici la migliore soluzione», dice, «premettendo che è indecoroso come è stato tenuto per tanti anni. L'obiettivo, comunque, è ristrutturarlo, o restandone noi proprietari, oppure farlo ristrutturare ma vendendone una parte, per fare in modo che entrino soldi».
VERONA - Da Cariverona ossigeno per il Comune
Il Consiglio generale della Fondazione Cariverona ha approvato il documento programmatico previsionale per il 2010, che stanziare denaro per interventi nelle cinque province in cui opera Cariverona. Il documento prevede di stanziare 130 milioni, rispetto ai 59,7 del 2009. La maggior parte dei soldi sarà destinata al territorio veronese. Il Comune di Verona, che ha già venduto alcuni palazzi storici ed edifici comunali, spera di ottenere il 30-40% in meno dei 130 milioni sperati. Il Palazzo Forti, con la sollevazione contro la vendita, è messo a rischio l'intera operazione.
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