In stragrande maggioranza donne, di età compresa tra i 30 e i 40 anni, altamente specializzate. Sull'altro piatto della bilancia, una scarsa tutela contrattuale, salariale e soprattutto su! fronte della sicurezza sul luogo di lavoro. Si muove tra queste due coordinate l'identikit dei restauratori tracciato ieri mattina nel corso di un convegno promosso da Fillea Cgil di Roma e Lazio, durante il quale sono stati presentati i risultati di una ricerca condotta dall'organizzazione sindacale in collaborazione con l'Università La Sapienza. Un dossier accurato che fotografa la realtà composita dei settore che soffre da sempre per la mancanza di regole certe persino sulla definizione delle figure professionali. Ed ecco i numeri: nel Lazio i restauratori sono 10rnila, dei quali circa 4mila, quindi meno della metà, sono usciti da corsi privati o regionali e solo per il 20 percento dall'Istituto Centrale di Restauro di Roma. Un mondo al femminile (per l'80 percento) che si tinge di nero quando si parla di lavoro sommerso e infortunistica. «A noi interessa la prevenzione. E in alcuni cantieri non arrivano mai controlli», denuncia Sandro Grugnetti, segretario generale della Fillea di Roma e Lazio. E i rischi non sono pochi. Perché chi si occupa della conservazione del nostro patrimonio artistico non solo si ritrova ogni giorno a destreggiarsi tra ponteggi e scavi archeologici, spesso all'aperto sotto la pioggia o il sole cocente, ma anche ad utilizzare materiali gravemente nocivi quando non addirittura cancerogeni. Solventi e polveri, accanto all'uso del laser, sono le minacce più frequenti per la salute. A questo si aggiunge il rischio microbiologico. Eppure ai restauratori finora non è stata riconosciuta la malattia professionale. Ieri, finalmente, l'annuncio: l'Ispels finanzierà un'indagine per stabilire il profilo di rischio per la categoria. « II lavoro parasubordinato e atipico - rilancia Serena Morello, della Cgil Lazio - non fornisce alcuna garanzia. D'altra parte la frammentazione organizzativa dei lavoratori rende difficile il dialogo con le istituzioni». «Tutte le associazioni imprenditoriali sono schierate con noi per chiedere la definizione di percorsi formativi certi», afferma intanto Francesca Boccini, della segreteria romana di Fillea. E all'orizzonte si intravedono già dei passi in avanti. «Entro i primi di luglio convocheremo un tavolo di confronto con tutti i soggetti coinvolti per stabilire gli obiettivi da perseguire», anticipa l'assessore provinciale alla Formazione Rosa Rinaldi. Caterina Bon Valsassina, direttore dell'Istituto Centrale di Restauro, assicura che in tempi brevi arriveranno anche i regolamenti attuativi del Codice Urbani sugli standard formativi che permetteranno di dare veramente il via ai corsi universitari per restauratori, che ad oggi non hanno ancora potuto attivare i lavoratori per la pratica. Ma poi da dove verranno le risorse da mettere in campo? «Noi stiamo spendendo 10Omilioni di euro per opere di ristrutturazione e messa in sicurezza che prevedono anche interventi di restauro in molti edifici storici - sottolinea l'assessore capitolino ai Lavori Pubblici Giancarlo D'Alessandro - ma i fondi stanno finendo».