Il dipinto è un olio su tavola di pioppo ed è esposto nel museo del territorio a Corato fino a questa sera Per fugare ogni dubbio sullautenticità è al lavoro un comitato scientifico che terminerà la ricerca a marzo Leonardo lasciava limpronta inconfondibile del suo genio sulle tele, sui disegni e sugli appunti enigmatici come la sua personalità. E tante volte pure le impronte digitali che legittimavano la paternità dei suoi capolavori. Le stesse che oggi potrebbero essere presenti su quello che è stato definito «Autoritratto di Acerenza». E il Museo della città e del territorio di Corato il luogo privilegiato che ospita fino a stasera alle 21 lopera, un olio su tavola di pioppo, di cm 60x44, raffigurante il volto di Leonardo. Il dipinto è stato scoperto nel novembre del 2008 in una collezione privata a Salerno e lipotesi è che sia proprio attribuibile alla mano di Leonardo Da Vinci. A spiegare la storia del ritrovamento è lo scopritore Nicola Barbatelli, in questi giorni nella città delle quattro torri per illustrare il ritratto, in occasione del trentennale del periodico Lo Stradone, promotore dellevento. «Il motivo per cui erroneamente è stato definito "Autoritratto di Acerenza" - sottolinea lo studioso - sta nel fatto che la famiglia che lo possedeva aveva contatti con Acerenza. Ma la scoperta sia stata fatta nella città campana». A prima vista gli esperti hanno ritenuto che il dipinto ritraesse Galileo Galilei. Ma in seguito ai numerosi studi si è convenuto che il volto fosse proprio quello del genio toscano. Sulla tavola, Filippo Terrasi, professore di Fisica applicata ai beni culturali e ambientali dellUniversità degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, ha condotto una serie di indagini che legittimerebbero la paternità leonardesca dellopera. Nonostante i detrattori facciano leva sulle differenze riscontrate tra il dipinto di Acerenza e quello conservato alla biblioteca Reale di Torino, che rappresenta il dettaglio della barba di colore diverso, bianca anziché castana, le rilevazioni compiute dal raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche del RaCis di Roma dimostrerebbero il contrario. Le impronte digitali individuate dal professore Luigi Capasso sarebbero le stesse presenti sulla celebre tavola "La dama con lermellino". Anche le parole latine riportate sul retro della tela, Pinxit mea (dipinto da me), analizzate dalla grafologa Silvana Iuliano sono attribuibili a Leonardo da Vinci che ancora oggi fa parlare di sé per il mistero che avvolgeva la sua esistenza. Bisognerà aspettare marzo del prossimo anno per sapere se si tratta del vero Leonardo. Se così fosse oggi chi ha osservato l»Autoritratto di Acerenza» ha avuto il privilegio di contemplare gratuitamente un altro dei capolavori del genio toscano.