VIE NUOVE Non è certo la prima volta che in un'amministrazione pubblica emerge un abuso del potere ammesso che il caso scoppiato qui sia provato e sanzionato da una sentenza attraverso cui chi è responsabile del bene collettivo pensa esclusivamente al proprio, in spregio alle leggi e nella convinzione che proprio la posizione pubblica sia garanzia di impunità. Ma la vicenda fiorentina non investe solo un uomo politico forse corrotto o qualche dirigente forse infedele. Riguarda anche tutto un partito che ha commesso l'errore di creare le condizioni perché si potessero verificare gli episodi saliti alla ribalta della cronaca. La responsabilità penale è da accertare, quella politica è già evidente. Cercare di circoscrivere il caso all'interno della teoria delle mele marce sarebbe un altro errore. Così come è stato uno sbaglio considerare la vittoria alle primarie di Matteo Renzi un incidente di percorso, da evitare in futuro, tornando forse alla vecchia nomenclatura. Il problema non è se Renzi sia bravo o meno: c'è stata, più semplicemente, un'indicazione di cambiamento da parte degli elettori. E lo scandalo edilizio è la conferma di questa necessità. Il Pd, che si presenta a livello nazionale come alternativa di governo, deve dimostrare soprattutto dov'è al governo da decenni la capacità di sapersi interrogare sui fatti che avvengono nel suo territorio. E non parliamo solo di Firenze, visto che il caso dell'edilizia sta già avendo effetti anche in altri Comuni. Non si tratta di rispolverare la vecchia «autocritica» modello sovietico, ma non può bastare ostentare un innocente stupore. Non si tratta neppure di ammettere le proprie colpe, come in un confessionale, ma di imboccare strade nuove per ridurre al minimo il rischio che fatti analoghi si ripetano. E, ancora, non si può sperare che sia la magistratura a risanare la politica: un sistema politico efficiente deve essere «autopulente». Può questo Pd dirci che cosa ora intende fare? E la campagna elettorale per la Regione non sarebbe una buona occasione per presentare nuovi criteri, nuove logiche e magari anche qualche uomo nuovo per dire all'elettore che si vuole cambiare, in meglio? Oppure qualcuno vorrà farci credere che l'ultimo caso sia esclusivamente fiorentino, di competenza di magistrati e avvocati? colonna.frgmail.com