Si sta completando la sala da 9 mila posti «Fuksas? Quello della Nuvola?». Sì, l'architetto di un'opera che ancora non c'è ma della quale si è parlato per anni. Un progetto sospeso per aria che è rimasto per aria mentre giornali e tv ne riferivano di continuo, come se fosse già lì, impiantato in mezzo all'Eur. Una realtà virtuale, segno dei tempi mediatici in cui viviamo. Il passaggio dall'ologramma mentale ad un cantiere immenso, ordinatissimo, silenzioso quanto operoso è sconcertante. L'enorme spazio sotto il livello stradale racchiuso e definito da ciclopiche forme di cemento sembra uno straordinario solido trasparente tanto la realtà materica si contrappone alla leggenda di una Nuvola effimera, ente non esistente. Questa visita esclusiva al cantiere della Nuvola, il futuro Centro Congressi Italia, inizia con l'affaccio su un baratro alto quasi venti metri e ampio quasi quattro ettari. Viene subito in mente il «buco » delle Halles parigine, primi anni Settanta, filmato da Marco Ferreri. Un vuoto senza misura (600 mila metri cubi) ormai in parte strutturato. Il garage per un migliaio di macchine, con i piloni senza spigoli, è già interamente coperto. L'incredibile sala congressuale, definibile piuttosto come un'area che come una «piazza» (così la chiama Massimiliano Fuksas, 65 anni, sopracciglia, scarpe, pantaloni, maglioncino in cachemire e giacca: tutto in nero), è in parte sovrastata da alcune delle colossali travi in acciaio lunghe 66 metri (alte cinque) destinate a sorreggere la base del parallelepipedo vetrato (176 x 76 x 39) che conterrà la vera e propria Nuvola, una «nuvola» (130 x 60) di quasi 1.100 tonnellate tra acciaio (oltre 700) e materiale sintetico di copertura, un Latex translucido spesso 3 millimetri, composto da due strati di silicone ed uno, in mezzo, di fibra di vetro. Sembrerà sospesa, la Nuvola di Fuksas, ma di certo non lo sarà affatto: avrà un corposo sostegno nel punto più basso (vi scorreranno montacarichi ed elementi tecno) e altri due più snelli contenenti ascensori. Di notte, nella primavera del 2012 quando l'intera opera sarà compiuta, apparirà come una grande bolla luminescente in una formidabile scatola di cristallo. In realtà vi si potranno riunire fino a duemila persone per seguire un convegno. Lo stupore che fa nascere uno dei cantieri più grandi del mondo nasce dalle dimensioni di ciò che si vede ma l'emozione che ne deriva si collega a ciò che si è in grado di immaginare. Un po' come guardando il Foro romano dall'alto del Campidoglio: se si riesce a fantasticare sulle pietre immobili e derelitte, si sentono le voci dei Quiriti. L'impresa (Condotte) lavora alla Nuvola da un paio d'anni, ma il progetto ne ha più di dieci. Le cose si avviarono male, forse perché il sindaco Rutelli aveva in pectore un altro vincitore del concorso per il nuovo centro congressi: Richard Rogers, co-autore con Renzo Piano del Centre Pompidou di Parigi. Un primo appalto si arenò nelle mani di un costruttore pugliese. Infine la situazione è stata sbloccata, cambia il contractor ed il cantiere decolla. L'opera costerà più o meno 250 milioni, in parte statali (per il resto Eur Spa ha contratto mutui bancari). Fuksas ne parla con entusiasmo, lui che si atteggia a cinicone. «Il piu'grande architetto? Nel passato, Michelangelo. Oggi? Gli architetti mi annoiano, io stesso mi annoio». Casa a Parigi (appartamento sotto quello di Renzo Piano, Place des Vosges, «ma è più grande del suo»), Fuksas ormai ricchissimo fa il blasé, avvolto nello spleen. Odia il termine archistar ma da alcuni anni lo è: lavori ovunque, nel mondo: tra il resto, sta facendo il nuovo aeroporto di Shenzen. «Gli architetti sono di due tipi: chi parla sempre del suo lavoro e non va mai in cantiere e chi non ne parla e sta sempre con le scarpe infangate, come faccio io». La passione vince la scorza di Fuksas: «Qui, in questo cantiere, dimentico tutto, perfino la sofferenza che mi dà la politica. In realtà questo non è un semplice cantiere, è una macchina per pensare ». Il progetto, lanciato come una rondine, è stato rimodellato più volte. Ripensamenti, adattamenti, nuove idee. Ogni giorno cento problemi da risolvere. Uno, grosso, riguarda luce e aria tutt'intorno all'immenso scatolone ipogeo della sala congressi, novemila posti. Risolto brillantemente, con gigantesche griglie. «Ogni giorno qui capita qualcosa. È questo il suo bello» dice Fuksas accarezzando un pilone d'acciaio quasi fosse di velluto. Gli operai lo salutano. «Loro hanno capito cosa stanno facendo, sono contenti». La «piazza» sarà pavimentata in travertino, l'aula foderata in legno «industriale», di recupero, mille sfumature ma a costi supereconomici. Mentre le torri d'acciaio che si stanno innalzando ai quattro angoli della «scatola di cristallo» suggeriscono la portata del suo volume, già si lavora alla «stecca» dell'albergo, a lato della Nuvola: quasi 80 metri d'altezza, 420 stanze. Volumetrie semplici, squadrate, quasi miesiane. La recentissima chiesa-cubo di Foligno, ma soprattutto la Fiera di Milano e, l'anno prossimo, il grattacielo della Regione a Torino. Tante opere all'estero, ma ora anche in Italia. Dal fondo dell'abisso della Nuvola sembra che le «torri » di Ligini, ex ministero delle Finanze a pochi metri, ci stiano cascando dentro. Le stanno smantellando per far posto a un progetto di Piano. Casa parigina e future opere romane gomito a gomito tra Renzo e Massimiliano. «Ma possibile che dovevo aspettare i miei 65 anni e la celebrità per lavorare nella mia città?». Max scuote la testa. «Comunque, forza Roma». La squadra.