Sono diecimila i restauratori impiegati nel Lazio. Per l'80 sono costituiti da donne. Età media 32 anni, e solo il 5 di essi proviene dalle Università. I dati sono quelli emersi da una ricerca condotta sul mondo del restauro e sui problemi degli operatori presentata al Convegno 'Il restauro nel Lazio', tenutosi nella mattinata di ieri a Roma. L'incontro, organizzato dalla Filea Cgil di Roma e del Lazio, in collaborazione con l'Università 'la Sapienza', ha offerto numerosi elementi distintivi della nuova figura di restauratore. Emerge, in particolare, quanto i restauratori siano figure altamente specializzate. Il 52 di essi possiede un lavoro autonomo e il 48 lavora da dipendente. Solo in pochi risultano inseriti nell'organico del Ministero dei beni culturali o degli enti locali, mentre la maggiore parte lavora con contratti atipici per conto di società edili private. Nel corso del convegno, insieme alla constatazione dell'"importanza crescente dell'attività del restauro", è emersa la necessità di "definire le norme adatte a regolamentare il settore, in particolare per quanto riguarda le modalità di appalto delle opere e l'accesso e lo sviluppo della professione". Una nota ha inoltre posto all'attenzione uno dei problemi più urgenti della professione. E' l'incidenza degli infortuni che si attesta su una percentuale molto alta, pari al 39. Anche da ciò nasce l'intenzione, da parte della Filea Cigl di Roma e del Lazio, di "costituire un Osservatorio sui Restauratori".