Il Pdl contrario all'operazione: si spende meno a costruire nuovi alloggi LO SCONTRO Il centrosinistra insorge: è grazie a questo piano che la Regione ha dato 35 milioni Il Pdl non vuole le case popolari all'interno della ex Manifattura Tabacchi. Anche se proprio la presenza di alloggi per giovani coppie ha aiutato il Comune a ottenere milioni di euro dell'Unione Europea per la riqualificazione del centro storico. Ma è chiara la posizione che emerge in commissione aziende partecipate, durante l'incontro con Erp, la spa di gestione del patrimonio abitativo pubblico: perché costruire case popolari dentro la Manifattura se con gli stessi soldi si possono costruire più alloggi fuori? A sollevare la questione sono i consiglieri di FI Maurizio Dinelli e Roberto Lotti. Chiedono, infatti, a Massimo Checchia, amministratore delegato di Erp, se è vero che costa di più costruire dentro la Manifattura (recuperando le volumetrie esistenti) che fuori città. «Posta la questione - osserva Fabrizio Petri, presidente della commissione - è emerso che con i fondi necessari a costruire gli appartamenti alla Manifattura se ne realizzerebbero molti di più fuori città. Quindi questo intervento non va nella direzione di favorire la costruzione di tante case, di cui c'è, invece, bisogno visto che Checchia ha fatto presente la grande penuria di alloggi popolari». Questa posizione, però, scatena il centrosinistra. A cominciare dal capogruppo del Pd, Alessandro Tambellini: «Mi sembra una vergogna voler sponsorizzare una retromarcia sulla costruzione delle case popolari in centro, eppure in commissione è passata questa linea con la scusa dei diversi costi di costruzione fra il recupero del vecchio e l'edificazione del nuovo. Questa posizione è scandalosa: non si vogliono le case popolari in centro quando ci sono sempre state. Lo dimostrano i quartieri come il Bastardo, la Pelleria, la Cittadella. Al di là di quello che sostiene il Pdl è proprio in centro che servono queste case, anche per calmierare il prezzo degli affitti, ormai a quota 1000 euro il mese». A questo punto - insiste Tambellini - bisogna «capire a chi diano noia le case alla Manifattura, studiate per restituire alla città la vocazione abitativa progressivamente perduta». Su questa falsariga resta più possibilista Luigi Bertani (Udc) che si domanda, almeno, se sia ancora possibile ricreare un'identità storica nel centro con nuove residenze. Per Antonio Sichi, capogruppo di Rc, e per Antonio Bertini (Pd) la risposta è affermativa, oltre che in linea con una decisione del consiglio comunale di mettere al primo posto dei progetti "collaterali" finanziati con il Piuss (Piano di recupero urbano sostenibile dei centri storici) proprio la realizzazione delle case popolari alla Manifattura: «Lo sappiamo tutti che costruire sul nuovo costa meno - dice Sichi - ma qui stiamo parlando di un progetto che riqualifica il centro, che restituisce dinamismo con l'arrivo di giovani coppie. Non bisogna puntare ad avere una città museo o solo per turisti, ma anche per residenti». Il dibattito, semmai, per Sichi dovrebbe vertere sulla possibilità di costruire le case con edilizia agevolata o sovvenzionata e non sull'opportunità di costruire alloggi alla Manifattura «in base a un progetto senza il quale si rompirebbe il difficile equilibrio di recupero del centro. Boicottare questo progetto non significa solo andare contro la filosofia della Regione e in base alla quale Lucca ha ottenuto 35 milioni di fondi comunitari, ma anche non trovare soluzioni al problema abitativo che le giunte di centrodestra hanno ignorato nelle ultime tre legislature». In realtà, per Massimo Checchia il problema non esiste. Erp, infatti, su mandato del Comune, ha già realizzato un progetto di massima per realizzare appartamenti dentro la Manifattura: «Se poi saranno 65, 70 o 80 vedremo quando avremo il progetto esecutivo. Nessuno nega che costruire in un centro storico, gravato da vincoli, compresi quelli della Sovrintendenza, sia più costoso (40 in più) che costruire ex novo, ma noi abbiamo avuto un mandato per la Manifattura. In alcune situazioni, quando i vincoli hanno reso impossibile il recupero di vecchi edifici, abbiamo suggerito ai Comuni soluzioni diverse, ma non è il caso della Manifattura, anche se è ovvio che sul progetto la Sovrintendenza vorrà dire la sua».