La Coppa, leader dellAscom: "Lunico settore in crescita" Si decida in fretta: la sede giusta cè, è Torino Esposizioni ora che la Regione ha rinunciato al "Science centre" Anche Gl deve fare di più: servono altri eventi, non possono bastare la fiera del libro e il salone del gusto «Il turismo? Merita più attenzione. È lunica attività economica che è cresciuta negli ultimi due anni. E glielo dico a ragion veduta: il 95 delle imprese che ruotano attorno al settore sono nostri associati, comprese le guide turistiche». Maria Luisa Coppa, numero uno dellAscom, è da pochi mesi anche vicepresidente della Camera di commercio e si occupa in particolare di turismo. Presidente, lOstensione si annuncia un buon affare? «Sicuramente lo sarebbe stato mettendo a punto determinati pacchetti viaggio, ma insomma anche così sarà una buona occasione. Lobiettivo è convincere i pellegrini a tornare a Torino da turisti. Ci proveremo con una serie di sconti e di proposte. Così come sarà da sfruttare lopportunità del 2011, quando si celebreranno i 150 anni dallunità di Italia». Laccoglienza resta unombra nella pagella di Torino. Che cosa si può fare? «Bisogna investire sui giovani. A cominciare dalle scuole alberghiere la cui preparazione lascia a desiderare, nonostante limpegno di molti presidi. Questo accade perché lalberghiero è ancora visto come un ripiego rispetto al liceo o agli istituti tecnici. Una situazione che finisce per penalizzare anche quelli bravi, offrendo ai locali personale poco preparato». Voi come associazione cosa fate per migliorare limmagine di Torino? «Continuiamo a organizzare, sia pure su base volontaria, corsi di lingue in particolare linglese perché vorremmo che in tutti i locali e i negozi ci fosse almeno un addetto che sappia parlare con gli stranieri. Poi, con il Comune, stiamo mettendo a punto un provvedimento che punta a premiare la qualità del servizio: insomma, promuovere chi sa raggiungere certi standard di eccellenza». Cosa vi aspettare dalla prossima giunta regionale? «Che siano mantenuti gli impegni promessi per il turismo. Perché in questi ultimi anni non ci sono state grandi occasioni di soddisfazione. Abbiamo tanti gioielli, è ora di farli fruttare oltreché esporli». A quali pensa? «Dai musei a palazzo Madama, da una strada che è diventata un salotto come via Lagrange alla reggia di Venaria. E poi a tutte le altre bellezze architettoniche ma non solo che si possono raggiungere muovendosi a piedi in centro. Senza dimenticare un atout quale lenogastronomia. Ecco, dovremo tutti impegnarci di più per valorizzare la cucina torinese. Ormai molti turisti che vengono in Piemonte hanno il mito della cucina langarola. Per carità, va tutto bene, è giusto. Ma Torino non è certo da meno: ecco perché è importante riscoprire determinati piatti ma anche un patrimonio come le trenta pasticcerie di alta qualità». Tutto questo per puntare a quale tipo di turista? «Senza dubbio in testa ai desideri cè quello congressuale. È questo il turista preferito: medici, professionisti, insomma gente anche con una certa disponibilità economica, capace davvero di garantire nei giorni di permanenza in città buoni affari a tutto lindotto». Per attrarre il turismo congressuale, però, servirebbe una struttura adatta, che ancora non cè. Un rebus irrisolto oppure voi avete una soluzione? «Si chiama Torino Esposizioni. Ora che la rinuncia a costruire il Science centre ci è stata confermata dalla Regione, non ci sono più ostacoli concreti a trasformare i padiglioni del Valentino in un grande centro congressi, sulla falsariga di Torino Incontra, ma con un auditorium da 2500-3000 posti e attorno una serie di sale satelliti. Di sicuro è da evitare un centro congressi che sia fuori dal centro». Proprio la Camera di commercio sta per completare la trasformazione della Borsa Valori in una sala per simposi, in pieno centro. Non basta? «Avrà 900 posti e sarà sicuramente una struttura importante, ma non sufficiente per una città che davvero punta sul turismo congressuale. Altrimenti Milano, Bologna e perfino Rimini ci bruceranno sempre nella gara per i prossimi convegni». A proposito della Camera di commercio, proprio per incentivare il turismo, ha deciso con la Regione di finanziare nuove rotte di Alitalia verso lestero. Unoperazione che condivide? «Assolutamente sì. Poter essere collegati con nuove città straniere non può che incrementare la vocazione turistica della città. Che, non vorrei che si dimenticasse, è lattività economica con le migliori prospettive. Daltronde in questa occasione come in altre, penso ai finanziamenti ai confidi per le piccole imprese, la Camera di commercio ha dimostrato di rispondere a quelli che sono i suoi compiti: un ente che vive di risorse che arrivano dalle imprese e che deve saper garantire loro una ricaduta, in diverse forme». Chi altro dovrebbe dare una mano alla vocazione turistica di Torino? «Contiamo molto su Gl events. Sono tra i leader mondiali in campo fieristico: ecco, avremmo bisogno che sfruttassero le loro indubbie capacità per portare a Torino qualche nuovo evento perché oggi come ieri gli eventi clou restano due: la fiera del libro e il salone del gusto. Un po poco». Che effetto avranno i tagli degli enti locali e anche delle fondazioni bancarie, motore di molte iniziative in campo culturale? Non cè il rischio che così la città perda appeal? «Io credo che sia necessario selezionare gli eventi. Tutto non si può fare. E allora sfrondiamo pure, ma manteniamo alcuni eventi capaci davvero di attrarre turisti. Due esempi? Artissima e Luci dartista. O ancora Mito. È grazie a manifestazioni come queste se oggi a Torino si respira un clima più internazionale. Dobbiamo però saperci costruire attorno dei pacchetti turistici attraenti». (p.p.l.)