Stop al progetto Meier e ripristino dell'antico Porto di Ripetta, sacrificato alla fine dell'Ottocento per costruire ponte Cavour e i muraglioni del lungotevere. Insomma, «Bara Pacis» non s'ha da fare: con questo e altri slogan ha manifestato ieri a mezzogiorno un gruppo di persone nell'area adiacente al cantiere di piazza Augusto Imperatore: gruppo tanto esiguo per numero quanto battagliero per convinzioni, di cui faceva parte un inedito trio composto dalla sezione romana di Italia Nostra, da rappresentanti di An e da esponenti della neonata associazione «Ecoradicali». Uniti nell'obiettivo - e nella convinzione - di riportare alla luce quel che (forse) resta del vecchio porto settecentesco, prima del secondo appalto di lavori che dovrebbe concludere il progetto commissionato dalla giunta Rutelli all'architetto americano Richard Meier. «Chiediamo al ministro Urbani, al presidente della Regione Storace e al sindaco Veltroni di sospendere le procedure per l'appalto in itinere del secondo lotto riguardante la sistemazione definitiva del complesso Ara Pacis», spiega la presidente di Italia Nostra, sezione romana, Vanna Mannucci. Sospensione che permetterebbe scavi accurati «in una zona in cui non sono mai siati fatti, e che è quella dove si trovava il porto dell'architetto Specchi». Che quel capolavoro dell'ultimo barocco romano sia ancora là sotto, almeno nella sua struttura portante, non sarebbe una spericolata ipotesi, ma «una convinzione - dice la Mannucci - suffragata anche dalla Soprintendenza ai beni architettonici di Roma, che ha vincolato l'area». Il soprintendente Roberto Di Paola (recentemente destinato dal ministero Urbani alla Soprintendenza regionale d'Abruzzo ma formalmente ancora in carica nella capitale) conferma la necessità di scavi ulteriori, prima che la seconda tranche di lavori li renda impossibili per sempre: «La mia non è una convinzione personale, ma professionale, ricavata da documentazione storico-artistica e da una pluralità di pareri». Tra questi pareri, Italia Nostra cita anche quello dell'urbanista Leonardo Benevolo, che ha dichiarato «inammissibile» un'eventuale compromissione dell'antico monumento. «Riportarlo alla luce» e «ripristinarlo», per i manifestanti, non sarebbe un'utopia: «Basterebbe costruire un sottopasso come già ne esistono anche su questo tratto di lungotevere». E a tal proposito snocciolano relazioni di accademici e urbanisti di grido. «Sì al recupero integrale» è anche la posizione di Giovanni De Pascalìs, segretario di «Ecoradicali», mentre Marco Marsilio e Fabio Rampelli (An) chiedono di indire un concorso internazionale di idee sul futuro dell'area sospendendo subito i lavori di un cantiere giudicato «illegittimo» (un pronunciamento della Corte dei Conti, atteso per novembre, dovrà giudicare di irregolarità amministrative per ora solo eventuali). «Il progetto Meier, sul quale solo An aveva votato contro nell'aula Giulio Cesare - sintetizzano i due - è un obbrobrio».
Ara Pacis, il Porto di Ripetta da salvare
Un gruppo di persone ha manifestato a mezzogiorno nell'area adiacente al cantiere di piazza Augusto Imperatore, chiedendo di sospendere le procedure per l'appalto del secondo lotto del progetto Meier, che prevede la sistemazione definitiva del complesso Ara Pacis. La manifestazione è stata organizzata da Italia Nostra, An e Ecoradicali, che chiedono scavi accurati in una zona in cui non sono mai stati fatti, per scoprire se il porto settecentesco sia ancora presente. La Soprintendenza ai beni architettonici di Roma ha vincolato l'area e il soprintendente Roberto Di Paola conferma la necessità di scavi ulteriori.
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